Il riflesso

Rivelazione pucciniana

Fra le carte del Maestro Puccini sono stati trovati i seguenti versi buttati giù dal compianto artista in data tre marzo 1923:

Non ho un amico,
mi sento solo,
anche la musica
triste mi fa.
Quando la morte
verrà a trovarmi
sarò felice di riposarmi.
Oh com’è dura
la vita mia!
eppure a molti
sembro felice.
Ma i miei successi?…
Passano… e resta
ben poca cosa.
Son cose effimere:
la vita corre:
va verso il baratro.
Chi vive giovine
si gode il mondo:
ma chi s’accorge
di tutto questo?
Passa veloce
la giovinezza
e l’occhio scruta
l’eternità!

Meriterebbero proprio di essere meditati da quanti si affannano a correr dietro le chimere della vita. Chimere che passano lasciando il vuoto e l’amarezza nel cuore assetato di eternità.”

[ Da una pubblicazione periodica locale, 4 aprile 1925.]

     Una confidenza, è una forma di apertura del proprio intimo. Confidarsi è istintivo in ognuno ed è talmente necessario, da venire elaborato in molteplici espressioni. Il nostro bisogno di offrire e di ricevere fiducia è così forte, da indurci a confidare anche a noi stessi, ciò che di noi sappiamo già; una sorta di appoggio alle nostre riflessioni, nel segreto di un diario o nella confessione vera e propria, rivolta al nostro io, che possiamo decidere di mostrare o no, in maniera chiara tramite il racconto o in termini meno decifrabili attraverso altre forme espressive.
Mille pensieri volano nella mente, durante il travaglio che comporta la conoscenza di sé e che precede lo sfogo naturale della confidenza. Riuscire nell’impresa di dare una saggia impostazione confidenziale alle opere ed ai gesti, al lavoro della nostra vita, non è da tutti e non è aspirazione di tutti; in fondo è nulla di particolare: quando con spontaneità, ci lasciamo semplicemente tenere a galla dalla spinta della nostra stessa sincerità, senza altro aggiungere.
Questo è un vantaggio della dimensione dell’umano, tanto per restare su di un livello basso: il confidare ha radici molto più profonde ed un significato molto più alto, il termine stesso racchiude in sé la fede. Eppure, la “bassezza” dell’umana condizione può dare vita ad opere di arte ed ingegno, le quali hanno spesso molta presa sull’animo del pubblico; scultura, pittura, recitazione, la narrazione di una storia, sono parte del loro autore, il quale è riuscito ad esprimere se stesso, in stile o intonatura confidenziale, per mezzo delle sue doti artistiche. E’ ciò che gli ha ottenuto poi il riuscire a coinvolgere sentimentalmente i fruitori della sua realizzazione.
L’arte stessa altro non è che una confidenza, tradotta in una forma che ha il potere di chiamare a sé sempre nuove aperture, suscitando in altri il desiderio di riconoscersi nel soggetto dell’opera e, nello stesso suo autore; non si finisce mai di indagare sui prodotti più noti dell’intelligenza umana, l’attrattiva che essi esercitano sui sensi e sulla ragione, non viene meno con il passare del tempo e si rinnova, mentre sempre, di ogni opera d’arte, si cerca di conoscere l’autore: chi era, la sua vita, l’animo suo; e quando non ne è possibile l’attribuzione, se ne avverte la mancanza come una lacuna dell’opera stessa.
Nella infinita ricerca di sé, l’uomo chiama l’uomo, cerca se stesso nell’altro. E, mirando in alto, intanto affonda il proprio volto più intimo in ciò che ne è un riflesso.
Confidarsi è anche la consapevolezza ed accettazione della forza che racchiude la propria “debolezza”.
Noi sappiamo che la nostra indole interiore è protesa a confidarsi, ma è quel di più, il coraggio della sincerità, che ci porta a compiere il salto di qualità, che consente alla natura umana di innalzarsi quel tanto che le è permesso fare.figurino capri

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(morte di Cleopatra) "...insomma, sembrava che il corpo non stesse molto meglio dell'anima. Tuttavia il fascino e la bellezza audace, per cui andava famosa, non erano spenti del tutto." [Plutarco, "Vita di Antonio"] Vedi tutti gli articoli di fede63

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