Archivi del mese: ottobre 2015

Due metà

“Né con te, né senza di te, trovano i miei mali rimedio; con te perché mi uccidi, e senza di te, perché muoio.”

[Anonimo]

I pensieri che seguono, descritti da me in versi, rappresentano un’altra delle mie rare scritture, che un po’ presuntuosamente io classifico in termini di “composizioni poetiche”.
Fanno parte della mia prima gioventù, precedenti al matrimonio, sono stati e sono tuttora rivolti all’uomo che ho sposato; un gesto innamorato sì, ma anche di sfida, come di una che, con sicurezza di sé, ti mette davanti a bruciapelo, una fumante pizza al pomodoro e, con tono perentorio ti esorta: – Tieni, mangia! –

Due metà

Tu
sei la mia montagna.

Io
sono il tuo mare.

Tu
come la montagna,
dall’alta tua roccia
ferma, mi argini.

Io
come il mare, il tuo
fianco la mia onda
inarrestabile,

erodo.

A distanza ormai di trenta anni, è tutto ancora vero ed attuale. Ma la montagna ha perduto col tempo, quel suo primo strato di roccia più friabile e tenera ed ora, porge il fianco dalla dura consistenza, come a dover resistere con tenacia, alle acque di un mare non più ondeggiante ed inquieto, bensì calmo e fermo, ma sempre in continuo, costante contrasto; quasi del tutto smorzata è la sua erosione, ora è acqua che, con la sua apparente passività, sorregge tutto un monte intero, il quale, tanto pesante e forte di sé, senza un tale contrappeso, rovescerebbe in blocco nell’abisso.donnina con quadrati colorati

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Orizzonti mancati

“… rare volte le rarità vengon credute.”

[“Epilogo de’ Dogmi Politici. Secondo i dettami rimastine dal Cardinal Mazzarino“]

E’ forse la peggior sorte e la più ingiusta, quella toccata a schiere di innumerevoli figure umane, note e non note, che si sono ritrovate loro malgrado, a vivere fuori del proprio tempo, idealmente lontani e troppo avanti, per doti d’intelletto e per sentimenti, per sensibilità o per genialità ed inventiva.
Persone speciali, troppo progredite nei meriti, per poterne venire apprezzate dai contemporanei; più spesso innalzate dai posteri, per duratura memoria, sia per il loro apporto di avanzata civiltà, come pure per quello che nella loro vita ciò ha comportato, nel senso di patimenti di ingiustizie, incomprensioni ed anche persecuzioni, ad opera dei loro stessi concittadini e purtroppo, spesso sotto il peso dell’arroganza senza tempo, di cui si nutre il genere umano.
Chissà, quanti di costoro, in passato, uomini e donne, di cui tanti ancora anonimi, avranno compreso in tutto la natura della propria condizione di “esilio temporale”, nella quale la sorte li aveva posti, disponendo che nascessero in tempi a loro stessi precoci. Molti di essi, avvertendo la lontananza che separava, la loro coscienza personale dalla coscienza collettiva, di cui erano circondati e, per lo più a loro ostile, si saranno sentiti inadeguati, inadatti alla vita stessa; una vita penosa e difficile, magari a causa di un carattere particolare, di un’indole inquieta, perché incompresa pressoché da tutti.
Forse in questa natura, risiede quello spirito “artistico”, in cui si esprimono tante grandi personalità, seppur esse geniali in campi scientifici, che solo in apparenza sono lontani dalle arti vere e proprie. Ovvero, la mente geniale, anche quando è rivolta a settori tanto specifici, come quelli collegati al calcolo matematico, di regola schematici e logici, pur tuttavia, produce i suoi risultati sorprendenti con quel tocco di “magia”, che altro non è se non arte vera, nel senso più totalizzante del termine.
Arte-rifugio, rifugio nell’arte, fuga nell’arte per la sopravvivenza, vita segreta e nascosta, svelata cripticamente con l’ausilio di un proprio codice artistico, che solo le anime simili, quando ciò è avvenuto, hanno saputo decifrare e spiegare ai più.
E’ sconsolante riconoscere, che solo dopo parecchi decenni, secoli addirittura in molti casi, si sia potuta capire la grandezza umana di un antenato comune alla nostra genia, e quanta ricchezza egli abbia donato con la sua vita a tutti noi, continuando ad esistere nel tempo dopo di lui; e questo grazie alle sue doti premature. In tutto ciò vi è tanta amarezza, constatando l’ottusità del genere umano, per il tempo perso, per le mancate occasioni e quel mancato riconoscimento in vita, dell’unicità di uomini e donne, che altrimenti avrebbero potuto e saputo produrre maggiori risultati, attraverso contatti e relazioni, di scambio e di crescita… insomma, un’eredità non esternata e perciò, perduta per sempre.

“Oh quanti perseguitati nel nostro secolo saranno venerati da’ posteri! Ma e le persecuzioni a’ vivi, e gli onori a’ morti sono documenti della maligna ambizione che rode l’umano gregge.”

[Ugo Foscolo, “Ultime lettere di Jacopo Ortis“]donnina con quadrati


Negazione

“Un amoroso sguardo, un dolce riso
mi fanno un tempo star lieto e contento
ma, se tal’ora disdegnosa in viso
vi veggio, resta il cor tristo e scontento.
Così or sono in vita ed ora ucciso,
siccome veggio in voi far mutamento:
e in questi duo contrari è dubbio in core
qual maggior sia o ‘l piacere o ‘l dolore.”

[Angelo Ambrogini detto il Poliziano]

Che cos’è, quella smania, che tanto ci prende, fin nei momenti più scontati della nostra esistenza? Ci bracca, ci assale; tanto sul far della sera, come pure nell’assonnato risveglio mattutino. Un’insofferenza profonda ed improvvisa o peggio, continua e costante, accompagna ed indirizza le decisioni, le scelte, la disposizione d’animo ed anche, quel modesto senso artistico, avuto in dotazione dalla natura.
Spesso, un’opposta razionalità, reagisce all’idea di debolezza, che questo stato d’animo descrive in noi ed, ostinatamente vi resiste, in un conformistico tentativo di difesa, da ciò che di noi stessi, in fondo, ci fa vergogna, solamente perché all’apparenza ci rende vittime.
Altre volte però, senza ben sapere e, senza neppure domandarci, dove mai la cosa ci porterà, a volte, scegliamo più o meno consci, di seguire incantati il nostro animo inquieto; finalmente leggeri, galleggiamo in balia di qualcosa che, vittime o no, ci appaga.

Quando i miei occhi, hanno bisogno di rivedere il bel viso rubizzo e godereccio, di mio marito ed, il suo sguardo brillare, come quello di un ragazzo appassionato e goloso, nel piacere provato dai sensi, riflesso sul suo volto, allora, io mi accingo a cucinare, qualcuno dei suoi piatti preferiti, dedicandomi completamente a lui, solo a lui. E mentre compio i gesti necessari, per preparare ciò che so che gli piacerà, mi immergo in pensieri e desideri, positivi e rasserenanti, fino a sprofondare, quando già la preparazione è giunta a compimento, in fantasie idilliache ed abbinamenti curiosamente “spinti”, di gusto squisitamente femminile: le sue mani giocattolo, sul mio corpo, mentre sta gustando il cibo che io gli ho dato. Ed anche se, tutto preso dai piaceri della gola, non agisce su altre sfere, io mi appassiono talmente alla di lui soddisfazione fisica, da cullarmi, lusingata del bene che gli sto procurando, godendo a lungo di questo momento.
E’ una situazione del tutto simile, alla strana simpatia, che sempre provo per lui, quando, nello svestirsi in mia presenza, con un gesto insieme scherzoso ed arrogante, mi colpisce lievemente con la sua pesante cintura da uomo, come ad infliggermi una ridicola frustata, di punizione e di piacere insieme, per una mia monelleria o semplicemente, per la mia stessa presenza fisica. La stessa cosa provo, per la sculacciata che mi tocca “subire”, in chiusura, ogni volta in cui chiedo a lui, girandomi di schiena al suo cospetto, di tirarmi giù la lampo dell’abito, che ho intenzione ti togliermi. Ed io, ne gioisco intimamente, perché so, com’è un uomo.

donnina e luna“Mi sembra che l’anima più libera sia quella che più dimentica se stessa; se mi si domandasse il segreto della felicità, direi che sta nel non tener conto di sé, nel negarsi sempre. Ecco un buon modo per far morire l’orgoglio: prenderlo per fame!”

[Elisabetta della Trinità]


Interludio

“… semplicemente sostengo che è per il bello che tutte le cose belle sono belle.”

[Platone, “Fedone“]

Un’immensità di cose, sono quelle che io ignoro, di questo mondo. Sono cose che non so ancora, che mai saprò.
E’ una riflessione mia di ogni giorno, almeno ogni giorno ed ogni qualvolta, mi sorprende la scoperta di bellezze nuove e, maggiormente se, avviene fra quelle tali, che fanno parte dei miei interessi particolari.
Nel mio, tuttora immenso, ignorare, non ero ancora arrivata a sapere, che S. Ambrogio avesse composto sublimi preghiere in versi, vere poesie, con trasporto e bravura, ma anche con senso di intimità colloquiale, vere preghiere, dettate dalla mente e dal cuore di una grande figura di uomo della storia. Leggendone solo alcuni brani (che soli basterebbero, a parer mio, a riempire gran vuoto), ne sono rimasta toccata, anzi, più appropriato sarebbe dire “accarezzata”, per esprimere al meglio la sensazione beata, che infonde il leggerli:

Dio creatore di tutto
reggitore del cielo,
che il dì di luce, e grato
sopor la notte adorni,

sicché le membra sciolte
il sonno rende preste,
ricrei le menti stanche,
disperda ansie e dolori.

[Ambrogio]

Il queste due strofe, di quartine di versi settenari, i termini gentilissimi, nei quali si esprime l’autore, appassionato di Dio, quasi producono, un effetto di canto soave. E’ come se, con il solo uso delle parole, avesse evocato, concretizzato, un abbraccio al divino. Sono parole piene, ricche, come ad esempio: “tutto”, “luce”, “cielo”, ma anche consolanti, rigeneranti, come ad esempio: “grato”, “sopor”, “adorni”, “sonno”, “ricrei”, o piccole frasi, che rincuorano, come quella che infine recita: “disperda ansie e dolori”; tutto è magistralmente apposto nel punto esatto, con sapienza di letterato e fede religiosa fermissima, da “ispirato” umanista ante litteram, nel senso più cristiano del termine.
Necessario interludio, questi versi mi fanno tornare alla mente – rafforzandone in me la condivisione – le seguenti parole, di una figura di uomo di inizio ‘800, personaggio della letteratura ed altro:

… l’arte nella più alta espressione si confonde con la preghiera…”

[Federico Ozanam]donnina e pioggia