Archivi del mese: aprile 2016

In breve

“La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. Noi abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c’è niente che funzioni…e nessuno sa il perché!”

[A. Einstein]

La seguente confidenza, quasi certamente non interesserà nessuno o, se qualcuno se ne curerà, sarà qualcuno che magari la conosce già. Tanto meglio, almeno servirà al buon umore.
Ho scoperto l’acqua calda.
Ho sperimentato personalmente che, nel predisporre per l’uso le pastiglie di colore ad acquerello, si ottengono migliori risultati se si utilizza acqua calda (o tiepida) per intingere i pennelli.
Si tratta di una cosa ovvia, che avrei dovuto sapere o intuire già di mio, senza averla provata prima, grazie alla logica del ragionamento ed anche alla pratica d’uso, che pure non mi manca.
Io invece, ci sono arrivata quasi per caso.
Conclusione autoconsolatoria: un po’ di stupidità non guasta, nella vita ci vuole di tutto.
Per chiudere, sono d’accordo con colui che disse:

“Niente è più difficile che vivere con semplicità”

[A. De Bersancourt]charleston


Il tarlo

” … se si indugerà nella malinconia, crescerà quel male babilonese, che, se infine non avrà sfogo nelle lagrime, formerà nel cuore una ruggine indelebile.”

[Fra Tommaso da Celano, “Vita di San Francesco di Assisi“]

Ne accennerò ora, con il proposito di non tornarvi più sopra: mi capita ogni volta che sento rileggere o che personalmente mi metto a spulciare fra le parole e le virgole, del brano del Vangelo di Giovanni 13, 21-30, proprio come descritto nel testo “…satana entrò in lui…“, così mi invade il tarlo curioso e superbo del rimettere ordine o meglio, di cercare di indagare la – a mio avviso strana – figura di Giuda Iscariota; non il personaggio, bensì l’uomo, l’essere umano; soprattutto torna a tentarmi il tarlo dei perché, le domande.
Se un uomo doveva essere “scelto” per quel compito “necessario”, perché lui e non altri? E se satana, a seguito di quel “boccone”, entrò in lui, che pure in quanto uomo, aveva come ognuno il libero arbitrio per decidere di resistergli (o no?), come si deve valutare la sua colpa successiva? (E lo vuoi sapere tu Fede? Che arrogante che sei!). Il racconto mi induce ad immaginare un uomo fin lì buono, divenuto (inconsapevolmente? con coscienza?) strumento indispensabile ed ignobile, alla fine più fonte di bene che di male…bestemmio.cristo morto
Forse è anche per questo, oltre che per mitigare la mia intima presunzione, che il parroco mi ha detto di smettere di pensarci su; quasi alludendo, nei toni come nel suo sguardo di vegliardo, a dei precisi rischi morali, insiti in un tale arrovellarsi, un voler sindacare su di una questione, ideale, che non esiste, che di fatto, secondo quanto è scritto (e su cui solo ci si può e deve basare), non è mai stata sollevata ovvero approfondita.
Mi ha detto (leggi insegnato) il Don, che Gesù non si è mai pronunciato in merito, non ha parlato di colpa, di castigo, non ha detto nulla, non ci ha lasciato dogmi, dichiarazioni, né aggiungerei, se ho ben imparato, ci ha autorizzati a delineare la figura di Giuda in senso esemplare o come pietra di paragone o come spunto per sentenziare… Cercherò di seguirne il consiglio, di vincere il mio tarlo e di darmi pace.

“Ciò che non giova all’alveare non giova neppure all’ape”

[Marco Aurelio]

Ma un dubbietto diavoletto, piccolo e sciocherello, mi rimane: e cioè, che forse, i servizi da mensa non dovrebbero essere composti da dodici pezzi, ma da tredici ovvero per tredici commensali, come numero ideale, regolare e che, tredici a tavola non dovrebbe rappresentare un numero negativo. E sempre forse, che noi miserabili umani, ci siamo arrogati per secoli il diritto di giudicare ciò su cui invece Dio, che di certo non agisce a caso, ha scelto il silenzio.

” Il dubbio è divenuto cultura. L’incredulità, sistema. […] Sì, Maria. Forse non ne abbiamo colpa. Ma noi oggi stiamo vivendo proprio questa tragedia. Con tristezza.”

[Tonino Bello]


Cinquantatre

“Fuggo ciò che mi vien dietro; vado dietro a ciò che mi fugge.”

[Ovidio]

Cinquantatre. Compiuti oggi.
Circa un mese fa, il giorno 8 di marzo, se non vado errata, una cara blogger, che mi onoro di seguire, una signora bella e sensibile, di grande perspicacia e di gusti raffinati da quel che mostra di sé, ha postato nel suo blog fabianaschianchi.wordpress.com (verso il quale indirizzo chi mi sta leggendo e consiglio di farne conoscenza) parte di una stupenda poesia di Madre Teresa di Calcutta (sì, i Santi non compongono solo preghiere).
Io ero venuta a conoscenza del testo anni fa e me ne ero da subito innamorata, anche e non solo, perché è il frutto della mente e del cuore di una donna che considero come mio idolo in carne ed ossa, uno dei rarissimi nella mia vita. Avendola già “utilizzata” altre volte in specifiche occasioni, oggi decido di metterne a parte anche chi qui mi vuol seguire.
Ebbi modo di leggerla nella ricorrenza delle mie nozze d’argento (pochi intimi, una ventina di anime in tutto), al termine della celebrazione religiosa, con l’intenzione di dedicarla alla memoria della mia mamma, la quale molto si sarebbe potuta rispecchiare nei suoi versi.
Ora la posto qui di seguito e stavolta lo faccio per me. Perché gli anni raggiunti sono ormai abbastanza ed io, mi sento rappresentata in pieno dalle sue parole. E chissà quante altre come me…

Donna
Tieni sempre presente
che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni…
Però ciò che è importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione
non hanno età.
Il tuo spirito è la colla
di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo
c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è
un’altra delusione.
Fino a quando sei viva,
sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi,
torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti
si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca
il ferro che c’è in te.
Fa in modo che invece
che compassione,
ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre,
cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce,
cammina.
Quando non potrai camminare,
usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

[Madre Teresa di Calcutta]

Mia madre, sempre mi raccontava, che la sua mamma (mia nonna, che ho potuto conoscere), classe 1893, coraggio da leone, non voleva che si organizzassero feste di compleanno, insomma non festeggiava i compleanni di nessuno in famiglia. Lo considerava forse frivolezza, smanceria, pagliacciata, non voleva che ci si montasse la testa individualmente e che si desse spettacolo (in fondo, a ben vedere, festeggiare un singolo individuo, comune come chiunque, è un po’ arrogante… altra cosa sono le festività collettive e le ricorrenze degne di onori). La sua opinione era legge, la legge della casa: il giorno del compleanno era un giorno come gli altri.
Il mio primo compleanno ricordato è stato quello dei sette anni, festeggiato in famiglia, magari anche per inaugurare la nuova casa. Non ne ricordo molti altri così celebrati.
Poi, ad un certo punto, sono stata io a non volerne più, di feste del genere, di trovarmi cioè al centro dell’attenzione, sotto i riflettori, non essendo nelle mie corde l’atteggiamento festaiolo, anche se un regalo e l’uovo di Pasqua (la data è quasi sempre in prossimità dell’evento) non mi sono mai mancati da parte dei miei genitori.
Ma è che mi sembrava di lasciare una lacuna, non postando nulla di nulla proprio oggi, che ricorre il giorno della mia nascita. Così ho deciso oltre il resto, anche di pubblicare per la prima volta una mia fotografia attuale, vincendo molta della mia innata reticenza ad esibirmi. E chissà che non sia un inizio, di un’altra ancora delle mie vite…

federica

Inoltre, affinché lo “spettacolo” appaia più ricco, ho cercato fra le mie scarne conoscenze ed i ricordi (invero con ben poco tempo disponibile per via di impegni imprevisti) qualche poesia adatta all’occasione e, non avendone trovata che calzasse a puntino per una cinquantatreenne, ne posterò un’altra, da trentacinquenne: sempre degli stessi due numeri si tratta.

I trentacinque anni

Grossi, ho trentacinque anni, e m’è passata
quasi di testa ogni corbelleria,
o se vi resta un grano di pazzia,
da qualche pelo bianco è temperata.
Mi comincia un’età meno agitata,
di mezza prosa e mezza poesia;
età di studio ed onesta allegria,
parte nel mondo e parte ritirata.
Poi, calando giù giù di questo passo
e seguitando a corbellar la fiera
verrà la morte, e finiremo in chiasso
e buon per me, se la mia vita intera
mi frutterà di meritare un sasso,
che porti scritto: Non mutò bandiera.

[G.Giusti]

Buona domenica.


Sensuale

“… la Principessa seduta accanto a lui tese la mano infantile e carezzò la potente zampaccia che riposava sulla tovaglia.”

[Tomasi Di Lampedusa, “Il Gattopardo“]

Sempre torno sull’argomento degli abbinamenti a contrasto, che tanta parte hanno nella mia vita di ogni giorno, come nel mio confidarmi.
Situazioni stridenti e dolci, nella loro ingenua naturalezza, belle ed impossibili. Il loro manifestarsi ha una grande attrattiva su di me; come luce di falena, ne resto affascinata e le cerco, le compongo, le suscito, le chiedo, supplico… E’ mia debolezza, lo so, lo confesso, ben mi rappresenta, ma da essa dipende molta della mia vera forza; sono le straordinarie complicazioni del vivere, necessarie quanto e più di una medicina.
Come è la voluttà stessa, che per verecondia quasi stento qui a confidare, con cui anelo persino a quel tanto di dolore fisico su di me, che ha la sua parte, sopra il materasso, su di un divano o poltrona, scrivania, sedia, tappeto, sedile… (basta, basta, basta), nell’atto di giungere al massimo grado di contatto, interno… Un dolore gentile, che io conosco bene e che mi aspetto ogni volta, ma che, ogni volta, puntuale mi sorprende.
Eppure io lo desidero, lo chiamo a me, per mia colpa, mia grandissima colpa: mi regala, unito ad altre sensazioni, un appagante senso di completezza, in quel piacere mio proprio, segreto ed unico, non condivisibile, dello stupefacente contrasto che si instaura, tra la (involontaria?) “cattiveria” di lui e, la infinita “bontà” mia.

“Le mentitrici o le maniache ci fanno piuttosto pietà; ma l’umiliazione delle altre, delle sincere, è contagiosa. Soltanto in quel momento ho compreso il segreto dominio di questo sesso sulla storia, la sua specie di fatalità. […] Non sapevo nulla di quell’impeto silenzioso che sembra irresistibile, di quel grande slancio di tutto l’essere verso il male, verso la preda […] ciò era quasi bello…”

[Georges Bernanos, “Diario di un curato di campagna“]dafne001