Archivi del mese: settembre 2016

Abusivo e decadente

“Abolirete le classi governanti? E’ un esperimento interessante. Credo che fosse il piano originale della creazione, e che sarebbe riuscito, se non fosse stato per Caino.”

[ Rafael Sabatini, “Scaramouche“]

 

A B C D – Rendere l’idea di un paese, attraverso un’immagine evocativa, un colore o un aggettivo che lo caratterizzi: quasi un gioco da tavolo…
A furia di sentire e risentire, di vedere e di sperimentare io stessa, di vivere insomma, del tumulto e delle ferite nostre (nazionali) ed anche di quelle simili o uguali, presenti altrove, a furia di tutto questo ballare in pianto, mi sono alquanto convinta, che tutto lo sfogo ed il lamento (legittimi) con cui, tanti di noi reagiamo ai mali storici e nuovi del nostro paese, altro non sarebbe se non una esternazione (maldestra) di affetto; non mai disprezzo, semmai dispiacere. La rabbia nasce in fondo dal dispiacere, dalla sofferenza e dalla sottomissione all’ingiustizia.
E’ una forma di affezione ed insieme una sensazione profonda di impotenza; una reazione al rischio di oblio, sempre temuto e sempre in agguato. E’ preghiera.

 
“Invece di maledire il buio è meglio accendere una candela.”

[Lao Tzu]

 
E non è che il resto del mondo, tutto considerato, offra spettacoli migliori del nostro o modelli esemplari… Voglio dire, che un po’ tutti ed ognuno nel suo genere, i paesi ed i popoli, avrebbero di che correggersi: abbiamo tutti le nostre vergogne.

 
“Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono niente, o non vale niente lui.”

[Ezra Pound]

 
A me, a pelle, interessa molto più l’orizzonte mio: skyline di un paese abusivo, linea instabile, perennemente velato dalla nebbia di una magnificente ed eterna decadenza; grandezza sua, che si perde nella notte dei tempi.
Malanno ed insieme cura, croce e delizia di noi tutti, sindrome strisciante, che ha il merito ogni volta, di riportare alla giusta dimensione umana ogni babelica pretesa di chissà quale soluzione ufficiale, definitiva, ad una condizione che, proprio per il nostro stesso genio ed in quanto peculiare, appare come una specie di condanna ovvero, una sorta di epidemia endemica, attraverso la quale dover passare tutti, prima o poi, per poterne uscire vaccinati, vivi ma provati e che, se saputa prendere, ci può offrire l’occasione della nostra vita.

 
“Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”

[San Francesco]

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Emidio il santo

“Si Dios no construye la casa en vano se afanan los constructores; si Dios no guarda la ciudad en vano vigila la guardia.”

[Salmo 127]

s_emidio001S. Emidio vescovo, protettore da terremoti, alluvioni e inondazioni (ed anche epidemie), era nato da nobile famiglia, negli anni attorno al 273 d.C., nella città romana di Augusta Treveronum, oggi Treviri (Trier, Germania), una delle capitali dell’Impero Romano del tempo.
Convertitosi al Cristianesimo, grazie alla predicazione dei Santi Nazario e Celso, fu nominato vescovo da Papa Marcello II ed inviato ad evangelizzare i romani pagani della opulenta città di Ascoli Piceno, all’epoca della persecuzione di Diocleziano, dove subì il martirio (taglio della testa) nell’anno 303 d.C. (il giorno 5 del mese di Agosto) per ordine del prefetto Polimio, alla cui figlia , che dallo stesso padre gli era stata promessa in sposa, Emidio aveva impartito il battesimo, dopo che lei si era convertita al Cristianesimo.
Da allora egli è patrono della mia città, Ascoli Piceno e grande protettore contro i terremoti, pregato e stimato per questa grazia in varie città italiane ed europee ed in altre parti del mondo, dalle Americhe alle Filippine. La sua città natale Treviri, in Germania, è gemellata con la città di Ascoli e molti sono i comuni che hanno chiesto di ottenere la cittadinanza ascolana, per la rinomanza del potere di questo santo e che, ne invocano la protezione come loro patrono o compatrono; una per tutte Napoli, che, il giorno 29 dicembre 1732, dopo che si era verificato un terribile terremoto, con un’ordinanza del Tribunale degli Eletti (vedi Giunta Municipale), sceglieva S. Emidio come suo compatrono contro i terremoti, affidando al musicista Giovan Battista Pergolesi (1710 – 1736) da Jesi l’incarico di comporre una Messa Solenne per l’evento; diretta da lui stesso nell’occasione, nella chiesa di S. Maria della Stella (rimasta indenne dal sisma), in cui vi era un altare dedicato a S. Emidio; mentre a Roma stessa, si trova una pala d’altare a lui dedicata, precisamente nella chiesa di S. Maria Nuova o Francesca Romana.

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Non vi sono documenti scritti dell’epoca in cui visse Emidio, certamente fonti orali; la fonte più antica per la sua biografia è la “Passio”: agiografia redatta da un monaco durante gli anni di vescovado di Bernardo II (1045 – 1069), quando cioè questi fece costruire in cattedrale la cripta dove traslare i resti mortali del Santo e dei suoi compagni di martirio, conservandoli in un sarcofago di età romana, fino ai nostri giorni.
In occasione della prima traslazione delle spoglie del Santo, vicino alla sua prima sepoltura, avvenuta in una zona periferica di destinazione cimiteriale all’epoca della morte, nel buio di una grotta umida, venne ritrovata, a vegliare sulla sua tomba, una piantina di basilico in fiore. Da allora il “fiore di S. Emidio”, in occasione della sua festa patronale (5 Agosto), viene benedetto in gran quantità, di prima mattina, sul sagrato della cattedrale e, comprato per devozione e tradizione, da ascolani e turisti ivi presenti.
S. Emidio protegge la città di Ascoli Piceno dagli effetti nefasti dei sismi. In più occasioni si è verificato che, persone nate ad Ascoli si siano trovate al centro di eventi sismici gravi, avvenuti fuori dalla loro città e che si siano stranamente (miracolosamente) salvate; storici e studiosi riportano la descrizione di tali fatti in vari libri e pubblicazioni ed, uno di questi avvenimenti io lo conosco per certo, di prima/seconda mano: è la storia che mi ha raccontato una signora vivente, mia amica, della sorte di un suo zio di Ascoli, ufficiale di marina nella città di Messina durante il terribile terremoto dell’inizio del secolo scorso, il quale, nonostante la totale distruzione della caserma in cui alloggiava, ne uscì indenne, in modo davvero prodigioso.
Nella mia città ci sono stati e ci saranno sempre terremoti, ma non vi muore mai nessuno.
Noi in Italia viviamo di “grazie” di “santi”… Alla luce delle mie esperienze e delusioni e, del mio mezzo secolo buono di vita, io oggi sono senza dubbio più propensa a credere e pregare quelli di essi che si trovano nell’alto dei cieli, piuttosto che dare ascolto alle parole ipocrite dei santi lestofanti che circolano liberi e di cui è impestato questo mondo.
E così sia.

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Tempietto edificato nel 1633, sul luogo del martirio del Santo, costruito attorno al blocco di granito su cui S. Emidio fu decapitato: una pietra di forma rotonda, inglobata nell’altare, che è possibile vedere e toccare con mano.

 

 

 

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Tempietto rupestre, realizzato nelle re grotte di S. Ilario; primo luogo di sepoltura del Santo e dei suoi compagni martiri. Dopo il terribile sisma cittadino del 1703, fu disposto di abbellirne la facciata, affidando l’incarico all’architetto Giuseppe Giosafatti, mantenendone la nuda roccia nell’antro.