Archivi del mese: giugno 2018

…occhi che non sorrisero

“Mi accorgevo che lui provava compassione per me, perché ero costretta a vivere come in un recinto, e nient’altro.”

[Fedor Dostoevskij, “Le notti bianche“]
Una decina circa di anni fa, durante un mio periodo di riflessione, decisi di fare visita ad una cara, carissima persona, una signora coetanea della mia mamma, mia amica e maestra di vita, che ora non c’è più.
Durante la nostra conversazione e le reciproche confidenze, nel riassumere fra sé i ricordi del suo passato, ripensando alla vita trascorsa e giungente al compimento, lei mi disse che cercando fra tutti i suoi ricordi, non aveva memoria di momenti di vita veramente puri, momenti che non fossero in nessun modo offuscati da nubi di tristezza o di ansietà ovvero, attimi di beatitudine completa, libera, indubbia: gli assaggi di paradiso a cui tutti aneliamo il più possibile, come palloncini colorati verso l’alto.
Ne citò infine soltanto uno, senza gran convinzione, che, seppure a suo dire era stato il più alto e perfetto nonché unico della sua vita, era ancora in forse in quanto all’essere assoluto in ogni aspetto, secondo il suo sensibilissimo metro di giudizio. Qualcosa di bello e di superiore doveva aver rappresentato però, se a distanza di oltre 70 anni, le era rimasto ancora nella mente e nel cuore. Si trattava di un episodio felice dei tempi della scuola.

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“Oggi è stata una giornata triste, piovosa, senza luce, proprio come la mia vecchiaia futura.”

[idem]

 

La mia maestra è andata avanti. Io sono rimasta a riflettere…Tante altre volte, dopo il nostro incontro, ho provato a fare della mia vita un resoconto del genere, ma, vuoi per strana pigrizia mentale, più forse per “paura”, non ho approfondito veramente; per non correre il rischio di dover concludere che in tutta la mia vita fin qui trascorsa, non c’è stato mai un solo attimo di paradiso. Rischio concreto, a meno di non ridursi a mentire a se stessi, vanificando ogni riflessione onesta.
Mi rimane ancora dalla mia solo il “vantaggio” di non aver raggiunto gli 80 anni, come invece era per la mia cara amica scomparsa ed inoltre, come per chiunque, la totale “ignoranza” del mio domani. Se anche la mia realtà fosse finora quella di un “nulla di fatto”, posso comunque lasciare aperta la porta della speranza, forse ancora per un po’. Posso almeno crederci…

 

La mia anima ha fretta

Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora.
Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci: i primi li ha mangiati con piacere, ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli intensamente.
Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti, regole, procedure e regolamenti interni, sapendo che nulla sarà raggiunto.
Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che, nonostante la loro età cronologica, non sono cresciute.
Il mio tempo è troppo breve: voglio l’essenza, la mia anima ha fretta. Non ho più molti dolci nel pacchetto.

Voglio vivere accanto a persone umane, molto umane, che sappiano ridere dei propri errori e che non siano gonfiate dai propri trionfi e che si assumano le proprie responsabilità.
Così si difende la dignità umana e si va verso la verità e onestà.
E’ l’essenziale che fa valer la pena di vivere.
Voglio circondarmi di persone che sanno come toccare i cuori, di persone a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con tocchi soavi dell’anima.

Sì, sono di fretta, ho fretta di vivere con l’intensità che solo la maturità sa dare.
Non intendo sprecare nessuno dei dolci rimasti. Sono sicuro che saranno squisiti, molto più di quelli mangiati finora.
Il mio obbiettivo è quello di raggiungere la fine soddisfatto e in pace con i miei cari e la mia coscienza.
Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai una sola.

[Anonimo]

 

Mi sento ispirata da queste parole, sono dell’idea che valga la pena non negarsi ogni possibile ulteriore tentativo, seppure sbagliando. Questa è la vita: sorprendente.

 

“Allora sentì che la fantasia, quella inesauribile fantasia, alla fine si stanca, si esaurisce in quella tensione permanente perché maturata, abbandona gli ideali presognati: essi cadono in polvere, si spezzano in frammenti; e se non esiste un’altra vita, allora ci tocca costruirla con questi frammenti. Ma intanto l’anima chiede e desidera qualcosa di diverso.”

[idem]

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