Archivi tag: amicizia

Mamma

“La nostra casa era una spelonca: per ogni stanza cercavo la mamma, e la mamma non c’era più”

[Luigi Settembrini, “Le ricordanze della mia vita“]

Le poesie belle e famose, sono tali, non solo perché attraverso di esse i loro autori hanno saputo rendere universalmente il proprio sentire, ma anche perché, negli stessi versi, pure così tanto intimi e personali, si riscopre anche il lettore, qualsiasi lettore: essi esprimono i sentimenti del cuore di tutti, a volte persino, sembrano scritti proprio su misura per ognuno di noi, come avviene per altre opere d’arte…

“Non sempre il tempo
la beltà cancella,
ne’ la sfioran
le lacrime e gli affanni:
mia madre ha sessant’anni,
e più la guardo
e più mi sembra bella.

Non ha un gesto, un sorriso,
uno sguardo,
un atto,
che non mi tocchi dolcemente il
core.
Ah, se fossi pittore!
Farei tutta la vita il suo ritratto.”

Questi versi di Edmondo De Amicis, ho riportati sul ricordino funebre della mia mamma. Mi erano piaciuti già da tempo prima, prima ancora della sua dipartita. E quando mi è mancata, non ho trovato niente di maggiormente adeguato alla situazione, ed al mio dolore.
La costruzione della poesia non soffoca la spontaneità e, la spontaneità non ne offende la metrica, insomma, sembra svolazzarle attorno, con naturalezza, ondeggiando e molleggiando come una farfalla.
Strofe di versi non uguali per numero di sillabe, ma dal suono correttamente intonato, per chi le legge od anche solo per chi ascolta, questo piccolo valzer. Si avverte un tocco dolce e carezzevole, soave, come il tema trattato, una armonia scandita, di sillabe e parole gentili (sostantivi, verbi, avverbi, aggettivi…), quasi sul ritmo di un carillon, dal risultato tanto perfetto, perché sincero.

L’ammirazione per le poesie belle, e per la declamazione di versi, e l’interpretazione in genere di brani letterari, letti e recitati ad alta voce, è un patrimonio che ho ricevuto in regalo dalla mia cara maestra elementare: una persona di genio oltre che brava nella sua professione, dal carattere particolare, nobile e di spirito profondissimo, la quale oltretutto, mi ha voluto davvero molto bene, come a tutti i suoi amati alunni.
Da che l’ho conosciuta e, per tutta la durata della sua vita, ho mantenuto in me la certezza della sua speciale amicizia e, da quando non è più, ne conservo con profondo affetto il ricordo unico, che cerco a mio modo di onorare.
Voglio perciò riportare fedelmente qui di seguito, le parole che ella, eccellente prosatrice, aveva scritte, dedicandole a se stessa, sul viale del tramonto e che, per suo desiderio (così ho saputo), sono state poi stampate sul suo luttino, affinché potessero accompagnarla verso quella rinascita in Cristo, di cui ella, da fervente credente qual’era, sono certa, non ha mai dubitato.

“Maria, la tua ricerca è finita.
La resurrezione nella quale hai sperato tutta la vita, ora sai che è certa; quelli che hai amato e che la morte ti ha tolto, ma dei quali hai coltivato il ricordo con devozione e costanza per riempire il vuoto ed il silenzio che la loro dipartita aveva creato intorno a te, ora possono accoglierti festanti.
Finisce così la tua ricerca affannosa della perfezione con l’inevitabile scontento di non saperla raggiungere.
Dimenticato quel poco di buono che durante la tua vita devi pure aver compiuto, sei stata tormentata dal rimorso cocente per le parole d’affetto non dette, per le buone azioni mancate o carenti di comprensione, proprio per quella umana fragilità che non sei riuscita mai a perdonarti.
Con il tuo carico di amore e di dolore sosti ora davanti alla casa del Padre, dove, dopo la tua purificazione, potrai entrare per contemplare il Suo volto e naufragare nella Sua infinita misericordia.
Così avrai anche tu il tuo Sabato, quello di cui parla S.Agostino nell’ultima pagina delle sue Confessioni: il Sabato della pace, del riposo senza fine.

Maria

Sento molta nostalgia della mia infanzia e di un’epoca ormai morta, come morti sono i suoi protagonisti principali. Per la scuola di vita che ho avuto, mi ritengo una privilegiata. Non invidio ne’ gli insegnanti, ne’ gli scolari dei nostri giorni. Provo semmai tanta compassione.

“Insegnava con modi ed aria militare, e ci faceva tutti attenti, e noi gli volevamo gran bene, e si studiava con ardore grande. Egli sapeva il gran segreto dell’insegnamento: fare innamorare i giovani.”

[Luigi Settembrini, “Le ricordanze della mia vita“]piante

Annunci

Poco di buono

Da qualsiasi specie di oliva può venire un olio buono e molto verde, se lo farai a tempo giusto.

[Catone]

All’apertura di questo mio blog, mi ero riproposta di non trattare specificamente della mia confessione religiosa. Sono convinta, magari a torto, che siano davvero pochi coloro che abbiano meritato il diritto di dire che cosa, circa questo argomento ed ancor meno di servirsene per altri fini, compreso quello letterario, con qualche concessione però, al genere diaristico. La religiosità ed il rapporto con il sacro sono sempre stati e sono tutt’ora molto sfruttati, in quasi ogni contesto divulgativo e sociale in genere ed aggiungo, secondo me, con risultati deleteri. L’ipocrisia di certi consessi è nauseante e purtroppo frequente; e questo non da oggi, perché di attori con la maschera, nella vita, ce ne sono dalla notte dei tempi. L’abuso che si fa di nomi di santi e citazioni di parole del Libro, mi ripugna. Per me, quanto più ci si ritiene capaci ed in diritto di affrontare questo tema, nominando la nostra fede, ancor più si ha il dovere di evitare accuratamente di farlo a casaccio, mentre contemporaneamente avere la sapienza di non per ciò negare nei fatti le proprie credenze.
Barcamenandomi nell’applicazione pratica di tale convincimento, nello scrivere e nel conversare , mi sono sempre trattenuta anche dal dire ciò che è spontaneo e giusto; per non voler neppure soltanto correre il rischio di finire per accomodare meschinamente la Storia a modo mio ed utilizzare la recita a mio favore, guadagnandomi così, in un sol colpo, la meschinità più il ridicolo.
Nonostante la mia fede personale nella mia religione, nella sua legge, per me la prima di tutte, nei suoi santi, che prima di pregare ammiro come semplici persone, nonostante la mole di scritture di grandi figure umane esemplari del cristianesimo, bellissime e toccanti, anche solo da un punto di vista letterario (se possibile), nonostante la poesia ed il sentimento, che soli si riescono ad esprimere, in ambito religioso e trascendente, nonostante tutto, io mi propongo di non troppo approfittare, nelle esternazioni confidenziali, di questo mio incompleto retaggio culturale. Per non voler arrecare danno alla mia più preziosa ed intima coscienza ed a quella di altri. Da credente e da peccatrice mi pongo in atteggiamento di attesa e di ricerca: le cifre del cristiano.
E da credente-peccatrice, mi preme sottolineare anche, quanto io sia convinta dell’essere il sacro ed il profano, pari e complementari. Sacro e profano, fumo bianco e fumo nero, che si incontrano ed intrecciano, l’uno diviene l’altro e convivono in ognuno di noi, nel bene e nel male.
Messo l’argomento in questi termini, mi torna alla mente un episodio vissuto, un esempio per me di grande bellezza, un momento da ricordare. E’ avvenuto che, un argomento considerato fuor di dubbio profano, per via di un gesto semplice di piccola religiosità, abbia acquisito dignità e il diritto di entrare a far parte di quanto di umano è lecito e necessario al fine della felicità completa, che Iddio vuole per noi, secondo la natura bella che lui stesso ci ha dato.
Pochi mesi fa, dentro un negozio di biancheria, fra persone legate da rapporti di amicizia e confidenza, si è intavolata una disquisizione, tra il serio ed il faceto, riguardo certo tipo di abbigliamento intimo femminile ovvero, su generi di slip, perizoma, tanga, “brasiliana”, strig, e altro, e su possibili abbinamenti ed occasioni di indosso. La discussione si svolgeva fra la negoziante, settantenne e donna di casa e chiesa, una matura donna nubile, fervida praticante religiosa e frequentatrice di un convento di clausura e me. Detto ormai quanto c’era da dire sull’argomento, dato forse il contesto e l’ambiente umano favorevole, mi tornò alla mente , che quella mattina non avevo recitato le mie preghiere del giorno e, per la conoscenza che avevo della disposizione d’animo e della morale delle mie amiche, nonché per mia premura, senza affatto perdere l’aura di buonumore, invito le signore a passare seduta stante e lì sul posto, alla recita in comune della novena a S. Rita. La proposta è stata bene accolta, anche e proprio per via delle distrazioni profane di poco prima, il momento di preghiera si è svolto più felice e sentito; e tutto, come si suol dire, è finito in gloria.
Che fortuna per noi abitanti di questa “aiuola”, che il buon Dio ci abbia creati e di spirito e di ciccia! Amen.

donnina001