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Vintage 4

“… qua e là qualche parola che la turbò e persino la sconvolse. – Poveretta! Se fosse vestita come si deve, sarebbe così carina! -“

[Louisa May Alcott, “Piccole donne“]
Vuoi per lo shock del recente sisma nel centro Italia (le scosse tuttora continue di terremoto mi tengono lontana da tante cose e da tanti dei miei interessi, compresa la rete), vuoi anche per il resistere di queste miti temperature nella mia città (i piacevoli raggi del sole di questo caldo fine novembre), che nelle ore centrali della giornata, ci permettono a volte di tornare indietro nelle stagioni e magari, di scoprire un po’ di pelle, se siamo seduti nel posto adatto… mi sento ancora in vena di proporre uno dei miei più coraggiosi abbinamenti vintage di fine estate, prima di abbandonare del tutto il fresco cotone per dedicarmi ai prossimi indossi datati, fatti di lana, velluti e robe pesanti…

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Questo qui è un vero pezzo di recupero, quasi un “fai da te” dell’abbigliamento, inventato con ciò che resta nell’armadio, un azzardo, di quelli che preferisco… insomma è il mio genere, ciò che io sono, in carne, spirito e stoffa.
Nelle foto indosso un completo della fine degli anni ’80; la sua particolarità deriva dall’essere stato in realtà un taller di manifattura per ragazzine, specificamente del marchio “I Pinco Pallino”. Ma, indossato da una ultracinquantenne.
Mi sono potuta permettere di vestire questo capo in virtù della mia corporatura, sì burrosa ma “poco robusta” ed anche del fatto che, nella bella stagione i colori e le fantasie si fanno meno impegnativi, più leggeri, per tutte le generazioni; ma andavano studiati bene gli abbinamenti e gli accessori, per adattare al mio stile tutto l’insieme, senza sottovalutare il fatto più importante, fondamentale per qualsiasi outfit ovvero, la giusta occasione.

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Si tratta di un completo, gonna e giacchina, in pesante stoffa di cotone rasato, stampata in una fantasia floreale dai disegni grandi e leggeri, in colori tenui, su di un fondo chiaro di color panna. E’ un tessuto abbastanza morbido nel suo seguire i movimenti, ma allo stesso tempo anche così sostenuto da mantenere una vestibilità rassicurante; quasi somiglia ad un genere di denim e, come tale è stato trattato nella lavorazione e nelle cuciture: molti trapunti esterni, anche doppi, alcuni particolari che richiamano il genere, come tasche della giacchina apposte all’esterno, alcune impunture in verticale sui fianchi…, ma tutto sempre all’insegna di una femminilità giovane ed anche raffinata, finezza nei particolari, come ad esempio la fila di bottoncini foderati in identica stoffa, che corrono lungo tutto il lato aperto della gonna a ruota, per altro di molta attualità. Attualità che ho tentato di accentuare con l’aggiunta di una alta cintura a fascia annodata in ecopelle, in questo caso nera (ma avrei in mente anche altri colori…).

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Siccome però io sono una signora e mi devo vestire come una signora e non come una bambina, dopo aver regolato l’orlo della gonna (invero più lunga) secondo le mie proporzioni e, non avendo altro da modificare perché il tutto mi sta a pennello in fatto di taglia, ho scelto di abbinarlo ad un altro dei miei capi vintage che considero consono alla mia età: una camicina a sacco di Emanuel Schivili rimastami dalla fine degli anni ’70- inizio anni ’80; un modello con parziale apertura sul davanti, in battista di cotone di un delicatissimo color celeste chiaro, in tono con la nuance della stampa a fiori. Questa è poi arricchita da piccoli particolari raffinati: trapunti e cuciture in filo dorato, compreso il taschino applicato con sopra un ricamo centrale in pizzo, tondo, bianco come il piccolo collo arrotondato (quasi una coreana, ma di ben altro effetto) ed i bottoncini rivestiti, tutto in fine piquet di cotone.

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Circa gli accessori, non ho optato per il top della praticità. La borsina in foto è un piccolo secchiello-bauletto fine anni ’80, quasi un portagioie, in vero camoscio tricolore, che richiama più colori dell’abito (blu, giallino e celeste), con piccolo manico a mano più tracollina staccabile (detto fra noi: dentro non ci va quasi niente). Atro abbinamento, da me preferito, è la mia borsa a bustina di inizio anni ’80, con eventuale tracollina, griffata Navarro, in rigido cuoio lavorato con motivi impressi e tinto in azzurro polvere, più intenso, ma non diverso dalla tonalità della camicina e dalla fantasia dell’abito (in foto non rende l’idea però), con in più alcuni particolari in cuoio di colore blu: le originali chiusure laterali con bottoni magnetici ed il marchio centrale sulla patta, con maniglina in minuteria metallica.
Mentre per ciò che riguarda le scarpe, mi sono alquanto lasciata andare al disimpegno, cosa che forse non sarà condivisa… aperte e di stoffa (raso e pizzo macramè), con zeppa non alta rivestita in tela di cotone e corda intrecciata, legate alla caviglia. Sono stata ispirata dal colore, che è lo stesso di base dell’abito. Ecco tutto.

vedere : Vintage1, Vintage2, Vintage3 Vintage 5


Vintage 3

“Ma dammi ancora una piccola risposta: le cose buone, non ti sembra forse che siano anche belle?”

[Platone, “Simposio“]
Torno ora sul tema dello stile personale legato all’abbigliamento.
Gli abiti e gli accessori che seguono sono miei, calzanti a pennello. Le mie misure rappresentano esse stesse una garanzia ovvero, la garanzia che, se così indossato l’insieme appare per caso già gradevole, più bello sarebbe su di un soggetto di donna da copertina, idonea. Inoltre, come ho pure scritto altrove, le fotografie, in genere, non mi rendono giustizia…

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Si tratta di un completo in tessuto di lino, foderato, autentico vintage anni ’60, di sartoria (si comprava la stoffa, non il vestito). Era della mia mamma, che tanto mi somigliava, in statura, numero di piede, ecc.. capello al naturale biondo scuro tendente al rossiccio chiaro e, le poche lentiggini, un po’ tutto insomma, tranne che nel colore degli occhi suoi, azzurrino ceruleo, mentre i miei sono marroni.
Unico cambiamento apportato a questo capo, sono stati i tre bottoni del giacchino con maniche a tre quarti, che completa l’abito senza maniche caratterizzato da motivi di trapunti a vista sul davanti (la stoffa di lino si adatta a queste lavorazioni); creano l’effetto visivo di una chiusura, che invece è sul retro dell’abito con una lampo centrale.
I bottoni originali erano stati tolti e spostati, forse una era andato perduto… io ne ho trovati in merceria di originali, rivestiti di cordoncino in seta di colore celeste chiaro, lo stesso del motivo di fiorellini e rameggi sopra una base di colore neutro, tipico del periodo per questo tipo si stoffa (lino) e, devo dire, anche molto attuale.

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Gli accessori che propongo nelle foto sono uno dei tanti possibili abbinamenti, a seconda delle occasioni e della disposizione d’animo.

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Borsa. Tracollina di forma bombata, in fine paglia intrecciata, di colore blu, con chiusura a cerniera nella parte superiore, bordata di cuoio sottile in vernice nera, identico al manico a tracolla, quasi un cinturino, che richiama nel colore e nel materiale, in nero lucido del copale delle scarpe aperte.
Entrambi questi accessori sono miei autentici vintage anni ’80, che conservo ed uso in vari modi.

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Il colore blu notte della borsina mi ha ispirato nell’aggiungere all’insieme un’altro capo vintage, sempre della mia mamma, originale, dello stesso periodo del vestito e precisamente, un tipo particolare di foulard in stoffa di tulle, del genere indossato come copricapo, per lo più per tenere fermi i capelli nella loro pettinatura – che all’epoca era sempre un po’ elaborata, sollevata e soprattutto ordinata (non piaceva la moda spettinata) – ma che poi alla fine, servivano allo stile del look, per completare; davano all’insieme un tocco in più di eleganza, insomma, vestivano, ma in tono meno impegnativo e serio del classico cappellino o della ricercata acconciatura fermata sopra i capelli (maggiormente in voga nel decennio precedente), senza la quale una signora non poteva dirsi vestita per uscire.

La mia mamma, capello biondo platino, di questi foulard ne aveva diversi, e di diversi colori, tinte unite, trasparenti come velette (e così le chiamava anche, ricordo), a volte con qualche motivo interno a rilievo, in tinta, che nulla toglieva alla trasparenza ed alla consistenza semirigida del tulle. Io ne conservo ancora in buono stato almeno quattro ed, in questo caso, ho tirato fuori per l’appunto quello di colore blu scuro, per richiamare la borsa, indossandolo alla maniera più modaiola (magari non mi sta tanto bene…), per rendere al meglio l’idea di quanto ho scritto.

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Bigiotteria. Questo genere di abiti vintage, secondo me va d’accordo con spille e collane a perle graduate, anche a più fili. Io però qui ho apposto solo una semplicissima spillina sul risvolto del giacchino, quasi di foggia maschile, in lega di metallo (acciaio e argento) e smalto blu, a forma di stellina; che nelle foto scompare un po’, come pure avviene per gli orecchini a clipes, vero pezzo forte secondo me, dalla forma ovale, classici nella lavorazione, con al centro un vetro cabochon dai riflessi color celeste, sempre autentici della mia mamma, vintage anni ’50!

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“E dato che ci siamo, vorrei aggiungere che quella del colore è solo una questione di gusto.”

[Oscar Wilde, “Il fantasma di Canterville“]

vedi anche “Vintage 1” , “Vintage 2”, Vintage4 Vintage 5


Vintage 2

“Eppure ella non era petite. Era semplicemente ben proporzionata; cosa rara in un’età in cui troppe donne sono più grandi del naturale, oppure del tutto insignificanti.”

[Oscar Wilde, “Il delitto di Lord Arthur Savile“]

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Questo è un autentico abito degli anni ’70, mantenuto in condizioni perfette ed appartenuto ad una vera signora, che mi ha voluto onorare della sua amicizia, come pure la sua signora figlia, la quale, oltre che per affetto nei miei confronti, anche perché sa quanto io apprezzi il genere, me ne ha fatto dono, per me graditissimo, insieme ad alcuni altri capi, che per ora non dico, rimandandone la descrizione ai miei prossimi post su vintage ed abbigliamento.

E’ un vestito intero in rasatello di viscosa o simile; non presenta etichette o stampigliature che ne indichino il materiale, perché è stato realizzato con stoffa al metraggio, cucita in sartoria secondo le misure esatte della sua proprietaria, come si usava fare in quel periodo, da parte di chi ci teneva a vestire, con capi unici e su misura, curati nelle rifiniture, quelle che si vedono ed anche quelle che non si vedono (ancora oggi, se devo giudicare un capo, guardo il suo rovescio…). Ci si rivolgeva alla sarta di fiducia o, presso l’atelier locale, il più quotato e più noto della città, fra le frequentazioni di società.

La signora a cui era destinato aveva un fisico da manichino, tale da rendere giustizia al lavoro di sarte e modelliste. Io sono più piccola, come ho già spiegato nel mio post “Vintage 1”, e come si vede dalle foto. Ciò ha imposto di conseguenza una serie di ritocchi all’abito stesso, da parte della mia sarta, studiati appositamente al fine di renderlo indossabile e calzante da me, senza però stravolgerne la foggia e la particolarità della stampa: una fantasia a fasce digradanti, in crescendo dall’alto verso il basso, di quadrati pieni sui toni del verde, circoscritti ognuno da un bordo blu scuro vagamente richiamante il tratto di un pennarello a spirito ed, in parte intercalati da una griglia stampata a tratti più fini e di tono meno acceso in colore blu avio, il tutto su di un fondo di colore tra il beige ed il crema, per terminare, nella parte finale della gonna, in una fascia in tinta unita di colore verde che, per ragioni di altezza mia e di lunghezza dell’abito, purtroppo è dovuta venire via del tutto; si era cercato fino in ultimo di poter fare a meno di questo taglio, ma non c’era altro modo, se si voleva conservare il vestito così com’era e, contemporaneamente adattarlo alla mia figura.
Ho pensato di rimediare alla perdita trasformando la stoffa tagliata in una cintura a fascia in tinta unita, da indossare in alternativa a quella nella fantasia a quadretti di cui l’abito è già dotato o, come ho fatto nella mia foto, da unire ad essa inserendola negli stessi passanti in stoffa, come un doppio accessorio, un motivo estetico in più.

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Io lo trovo bellissimo, in accordo con tutti quelli che me lo hanno visto indossato. Il taglio generoso dei risvolti del collo, i bottoni artigianali rivestiti di stoffa per chiudere sul davanti l’apertura, che scende fino in vita e, le pieghe laterali sulla gonna, sono tutti dettagli di decoro nel vestire e di scelta stilistica di buon gusto. Si fa notare, insomma.
Per completare e non lasciare a se stesso questo abito, ho pensato ad alcuni abbinamenti con gli accessori principali (scarpe, borsa, bigiotteria…).
La caratteristica consistenza e vestibilità del tipo di stoffa, fa sì che si presti ad essere indossato in più di una stagione ovvero, fin dalla mezza stagione inoltrata, a tutta l’estate ed oltre; quindi con o senza calze, con scarpe chiuse o aperte, con cardigan o spolverino, ecc… Cose che faccio, in quanto ho diverse opzioni nel mio guardaroba e scarpiera, che mi permettono di utilizzarlo in più modi. E’ un abito da giorno, ma trattandosi di un vintage non da poco, l’occasione d’uso sarebbe tutta da organizzare.

Una proposta con scarpe meno aperte è stata la scelta di abbinarlo con un altro vintage autentico e sicuramente alla sua altezza: un paio di scarpe in fine pellame, blu e panna, datate 1976 (roba mia), già un revival ai suoi tempi; da notare la raffinatezza del bicolore, in cui il blu richiama i colori della stampa dell’abito ed il color panna il suo sfondo (necessitano di calze).

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Poi, un po’ per togliere al tutto eventuale austerità, un po’ per restare in tema di gusti anni ’70, ho scelto di abbinare a questo insieme una borsa con i manici ad anello (tipo bamboo), del genere che tanto successo ebbe il quegli anni, ma del tutto nuova, realizzata da me, a mano ad uncinetto (con lavorazione a punto riso) in filo di cotone semilucido da maglieria, di colore rosa antico e, sulla quale ho applicato i due manici rigidi a semicerchio (reperibili in merceria, sotto la voce “lavori femminili”) di colore blu, oltre ad un bottone datato di bachelite, in tinta, preso dalla mia personale collezione di bottoni storici, che funge tanto da chiusura, quanto da decoro discreto, sul davanti.

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Altro abbinamento di accessori, per un uso più estivo dell’abito, più neutri, per uscite meno impegnative: scarpe molto aperte in cuoio, con fibbia di metallo brunito sul decolleté, che richiama nel materiale quella similare, che si trova sul davanti della borsa in tela, di colore grezzo, con rifiniture e manico di cuoio; a sua volta un modesto vintage degli anni ’80, che però sembra quasi roba dei nostri tempi. Chiedo venia per la qualità delle foto, ma non sono una professionista nel campo.

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Nelle foto, che ho voluto presentare sia a colori che in bianco e nero, per soddisfare la mia nostalgia, si può vedere che ho proposto un terzo abbinamento, indossando un paio di scarpe aperte di camoscio verde con zeppa in corda, che fanno sembrare l’abito molto più attuale e che, proprio per il loro colore ed il loro materiale, secondo me si sposano bene con molte altre scelte di accessori.

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Ho voluto pensare un poco anche alla bigiotteria, qualcosa fra quanto possiedo, più o meno datati. Si tratta di una collana di perle sintetiche color crema, non troppo lunga; era della mia mamma, di quando la bigiotteria si realizzava quasi come la vera gioielleria, molto rifinita (notare i nodini dell’infilatura fra le perle, una ad una e, la chiusura classica del tutto simile a quelle vere in oro bianco tipiche del periodo a cavallo fra anni ’60 ed anni ’70, ben lavorata, con il gancio di sicurezza ed una pietrina verde smeraldo incastonata, che in tanti anni non è mai venuta via), fatta per durare, le cose non si rovinavano solo a guardarle, oppure semplicemente lasciandole riposte, per ritrovarle poi cambiate di colore, annerite, scrostate, ecc…

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Di idee per questo abito ne avrei tante altre… ho diversi cappottini in maglia, 7/8 di lunghezza, nei colori blu, verde, panna, azzurro polvere, ecc… da vedere. Ma, sarebbe troppo lungo, e noioso.
“L’immaginazione è più importante della conoscenza.”

[Albert Einstein]

vedi anche: “Vintage 1” e,Vintage 3″, Vintage4 Vintage 5