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Emidio il santo

“Si Dios no construye la casa en vano se afanan los constructores; si Dios no guarda la ciudad en vano vigila la guardia.”

[Salmo 127]

s_emidio001S. Emidio vescovo, protettore da terremoti, alluvioni e inondazioni (ed anche epidemie), era nato da nobile famiglia, negli anni attorno al 273 d.C., nella città romana di Augusta Treveronum, oggi Treviri (Trier, Germania), una delle capitali dell’Impero Romano del tempo.
Convertitosi al Cristianesimo, grazie alla predicazione dei Santi Nazario e Celso, fu nominato vescovo da Papa Marcello II ed inviato ad evangelizzare i romani pagani della opulenta città di Ascoli Piceno, all’epoca della persecuzione di Diocleziano, dove subì il martirio (taglio della testa) nell’anno 303 d.C. (il giorno 5 del mese di Agosto) per ordine del prefetto Polimio, alla cui figlia , che dallo stesso padre gli era stata promessa in sposa, Emidio aveva impartito il battesimo, dopo che lei si era convertita al Cristianesimo.
Da allora egli è patrono della mia città, Ascoli Piceno e grande protettore contro i terremoti, pregato e stimato per questa grazia in varie città italiane ed europee ed in altre parti del mondo, dalle Americhe alle Filippine. La sua città natale Treviri, in Germania, è gemellata con la città di Ascoli e molti sono i comuni che hanno chiesto di ottenere la cittadinanza ascolana, per la rinomanza del potere di questo santo e che, ne invocano la protezione come loro patrono o compatrono; una per tutte Napoli, che, il giorno 29 dicembre 1732, dopo che si era verificato un terribile terremoto, con un’ordinanza del Tribunale degli Eletti (vedi Giunta Municipale), sceglieva S. Emidio come suo compatrono contro i terremoti, affidando al musicista Giovan Battista Pergolesi (1710 – 1736) da Jesi l’incarico di comporre una Messa Solenne per l’evento; diretta da lui stesso nell’occasione, nella chiesa di S. Maria della Stella (rimasta indenne dal sisma), in cui vi era un altare dedicato a S. Emidio; mentre a Roma stessa, si trova una pala d’altare a lui dedicata, precisamente nella chiesa di S. Maria Nuova o Francesca Romana.

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Non vi sono documenti scritti dell’epoca in cui visse Emidio, certamente fonti orali; la fonte più antica per la sua biografia è la “Passio”: agiografia redatta da un monaco durante gli anni di vescovado di Bernardo II (1045 – 1069), quando cioè questi fece costruire in cattedrale la cripta dove traslare i resti mortali del Santo e dei suoi compagni di martirio, conservandoli in un sarcofago di età romana, fino ai nostri giorni.
In occasione della prima traslazione delle spoglie del Santo, vicino alla sua prima sepoltura, avvenuta in una zona periferica di destinazione cimiteriale all’epoca della morte, nel buio di una grotta umida, venne ritrovata, a vegliare sulla sua tomba, una piantina di basilico in fiore. Da allora il “fiore di S. Emidio”, in occasione della sua festa patronale (5 Agosto), viene benedetto in gran quantità, di prima mattina, sul sagrato della cattedrale e, comprato per devozione e tradizione, da ascolani e turisti ivi presenti.
S. Emidio protegge la città di Ascoli Piceno dagli effetti nefasti dei sismi. In più occasioni si è verificato che, persone nate ad Ascoli si siano trovate al centro di eventi sismici gravi, avvenuti fuori dalla loro città e che si siano stranamente (miracolosamente) salvate; storici e studiosi riportano la descrizione di tali fatti in vari libri e pubblicazioni ed, uno di questi avvenimenti io lo conosco per certo, di prima/seconda mano: è la storia che mi ha raccontato una signora vivente, mia amica, della sorte di un suo zio di Ascoli, ufficiale di marina nella città di Messina durante il terribile terremoto dell’inizio del secolo scorso, il quale, nonostante la totale distruzione della caserma in cui alloggiava, ne uscì indenne, in modo davvero prodigioso.
Nella mia città ci sono stati e ci saranno sempre terremoti, ma non vi muore mai nessuno.
Noi in Italia viviamo di “grazie” di “santi”… Alla luce delle mie esperienze e delusioni e, del mio mezzo secolo buono di vita, io oggi sono senza dubbio più propensa a credere e pregare quelli di essi che si trovano nell’alto dei cieli, piuttosto che dare ascolto alle parole ipocrite dei santi lestofanti che circolano liberi e di cui è impestato questo mondo.
E così sia.

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Tempietto edificato nel 1633, sul luogo del martirio del Santo, costruito attorno al blocco di granito su cui S. Emidio fu decapitato: una pietra di forma rotonda, inglobata nell’altare, che è possibile vedere e toccare con mano.

 

 

 

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Tempietto rupestre, realizzato nelle re grotte di S. Ilario; primo luogo di sepoltura del Santo e dei suoi compagni martiri. Dopo il terribile sisma cittadino del 1703, fu disposto di abbellirne la facciata, affidando l’incarico all’architetto Giuseppe Giosafatti, mantenendone la nuda roccia nell’antro.

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Poco di buono

Da qualsiasi specie di oliva può venire un olio buono e molto verde, se lo farai a tempo giusto.

[Catone]

All’apertura di questo mio blog, mi ero riproposta di non trattare specificamente della mia confessione religiosa. Sono convinta, magari a torto, che siano davvero pochi coloro che abbiano meritato il diritto di dire che cosa, circa questo argomento ed ancor meno di servirsene per altri fini, compreso quello letterario, con qualche concessione però, al genere diaristico. La religiosità ed il rapporto con il sacro sono sempre stati e sono tutt’ora molto sfruttati, in quasi ogni contesto divulgativo e sociale in genere ed aggiungo, secondo me, con risultati deleteri. L’ipocrisia di certi consessi è nauseante e purtroppo frequente; e questo non da oggi, perché di attori con la maschera, nella vita, ce ne sono dalla notte dei tempi. L’abuso che si fa di nomi di santi e citazioni di parole del Libro, mi ripugna. Per me, quanto più ci si ritiene capaci ed in diritto di affrontare questo tema, nominando la nostra fede, ancor più si ha il dovere di evitare accuratamente di farlo a casaccio, mentre contemporaneamente avere la sapienza di non per ciò negare nei fatti le proprie credenze.
Barcamenandomi nell’applicazione pratica di tale convincimento, nello scrivere e nel conversare , mi sono sempre trattenuta anche dal dire ciò che è spontaneo e giusto; per non voler neppure soltanto correre il rischio di finire per accomodare meschinamente la Storia a modo mio ed utilizzare la recita a mio favore, guadagnandomi così, in un sol colpo, la meschinità più il ridicolo.
Nonostante la mia fede personale nella mia religione, nella sua legge, per me la prima di tutte, nei suoi santi, che prima di pregare ammiro come semplici persone, nonostante la mole di scritture di grandi figure umane esemplari del cristianesimo, bellissime e toccanti, anche solo da un punto di vista letterario (se possibile), nonostante la poesia ed il sentimento, che soli si riescono ad esprimere, in ambito religioso e trascendente, nonostante tutto, io mi propongo di non troppo approfittare, nelle esternazioni confidenziali, di questo mio incompleto retaggio culturale. Per non voler arrecare danno alla mia più preziosa ed intima coscienza ed a quella di altri. Da credente e da peccatrice mi pongo in atteggiamento di attesa e di ricerca: le cifre del cristiano.
E da credente-peccatrice, mi preme sottolineare anche, quanto io sia convinta dell’essere il sacro ed il profano, pari e complementari. Sacro e profano, fumo bianco e fumo nero, che si incontrano ed intrecciano, l’uno diviene l’altro e convivono in ognuno di noi, nel bene e nel male.
Messo l’argomento in questi termini, mi torna alla mente un episodio vissuto, un esempio per me di grande bellezza, un momento da ricordare. E’ avvenuto che, un argomento considerato fuor di dubbio profano, per via di un gesto semplice di piccola religiosità, abbia acquisito dignità e il diritto di entrare a far parte di quanto di umano è lecito e necessario al fine della felicità completa, che Iddio vuole per noi, secondo la natura bella che lui stesso ci ha dato.
Pochi mesi fa, dentro un negozio di biancheria, fra persone legate da rapporti di amicizia e confidenza, si è intavolata una disquisizione, tra il serio ed il faceto, riguardo certo tipo di abbigliamento intimo femminile ovvero, su generi di slip, perizoma, tanga, “brasiliana”, strig, e altro, e su possibili abbinamenti ed occasioni di indosso. La discussione si svolgeva fra la negoziante, settantenne e donna di casa e chiesa, una matura donna nubile, fervida praticante religiosa e frequentatrice di un convento di clausura e me. Detto ormai quanto c’era da dire sull’argomento, dato forse il contesto e l’ambiente umano favorevole, mi tornò alla mente , che quella mattina non avevo recitato le mie preghiere del giorno e, per la conoscenza che avevo della disposizione d’animo e della morale delle mie amiche, nonché per mia premura, senza affatto perdere l’aura di buonumore, invito le signore a passare seduta stante e lì sul posto, alla recita in comune della novena a S. Rita. La proposta è stata bene accolta, anche e proprio per via delle distrazioni profane di poco prima, il momento di preghiera si è svolto più felice e sentito; e tutto, come si suol dire, è finito in gloria.
Che fortuna per noi abitanti di questa “aiuola”, che il buon Dio ci abbia creati e di spirito e di ciccia! Amen.

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