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Vintage 2

“Eppure ella non era petite. Era semplicemente ben proporzionata; cosa rara in un’età in cui troppe donne sono più grandi del naturale, oppure del tutto insignificanti.”

[Oscar Wilde, “Il delitto di Lord Arthur Savile“]

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Questo è un autentico abito degli anni ’70, mantenuto in condizioni perfette ed appartenuto ad una vera signora, che mi ha voluto onorare della sua amicizia, come pure la sua signora figlia, la quale, oltre che per affetto nei miei confronti, anche perché sa quanto io apprezzi il genere, me ne ha fatto dono, per me graditissimo, insieme ad alcuni altri capi, che per ora non dico, rimandandone la descrizione ai miei prossimi post su vintage ed abbigliamento.

E’ un vestito intero in rasatello di viscosa o simile; non presenta etichette o stampigliature che ne indichino il materiale, perché è stato realizzato con stoffa al metraggio, cucita in sartoria secondo le misure esatte della sua proprietaria, come si usava fare in quel periodo, da parte di chi ci teneva a vestire, con capi unici e su misura, curati nelle rifiniture, quelle che si vedono ed anche quelle che non si vedono (ancora oggi, se devo giudicare un capo, guardo il suo rovescio…). Ci si rivolgeva alla sarta di fiducia o, presso l’atelier locale, il più quotato e più noto della città, fra le frequentazioni di società.

La signora a cui era destinato aveva un fisico da manichino, tale da rendere giustizia al lavoro di sarte e modelliste. Io sono più piccola, come ho già spiegato nel mio post “Vintage 1”, e come si vede dalle foto. Ciò ha imposto di conseguenza una serie di ritocchi all’abito stesso, da parte della mia sarta, studiati appositamente al fine di renderlo indossabile e calzante da me, senza però stravolgerne la foggia e la particolarità della stampa: una fantasia a fasce digradanti, in crescendo dall’alto verso il basso, di quadrati pieni sui toni del verde, circoscritti ognuno da un bordo blu scuro vagamente richiamante il tratto di un pennarello a spirito ed, in parte intercalati da una griglia stampata a tratti più fini e di tono meno acceso in colore blu avio, il tutto su di un fondo di colore tra il beige ed il crema, per terminare, nella parte finale della gonna, in una fascia in tinta unita di colore verde che, per ragioni di altezza mia e di lunghezza dell’abito, purtroppo è dovuta venire via del tutto; si era cercato fino in ultimo di poter fare a meno di questo taglio, ma non c’era altro modo, se si voleva conservare il vestito così com’era e, contemporaneamente adattarlo alla mia figura.
Ho pensato di rimediare alla perdita trasformando la stoffa tagliata in una cintura a fascia in tinta unita, da indossare in alternativa a quella nella fantasia a quadretti di cui l’abito è già dotato o, come ho fatto nella mia foto, da unire ad essa inserendola negli stessi passanti in stoffa, come un doppio accessorio, un motivo estetico in più.

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Io lo trovo bellissimo, in accordo con tutti quelli che me lo hanno visto indossato. Il taglio generoso dei risvolti del collo, i bottoni artigianali rivestiti di stoffa per chiudere sul davanti l’apertura, che scende fino in vita e, le pieghe laterali sulla gonna, sono tutti dettagli di decoro nel vestire e di scelta stilistica di buon gusto. Si fa notare, insomma.
Per completare e non lasciare a se stesso questo abito, ho pensato ad alcuni abbinamenti con gli accessori principali (scarpe, borsa, bigiotteria…).
La caratteristica consistenza e vestibilità del tipo di stoffa, fa sì che si presti ad essere indossato in più di una stagione ovvero, fin dalla mezza stagione inoltrata, a tutta l’estate ed oltre; quindi con o senza calze, con scarpe chiuse o aperte, con cardigan o spolverino, ecc… Cose che faccio, in quanto ho diverse opzioni nel mio guardaroba e scarpiera, che mi permettono di utilizzarlo in più modi. E’ un abito da giorno, ma trattandosi di un vintage non da poco, l’occasione d’uso sarebbe tutta da organizzare.

Una proposta con scarpe meno aperte è stata la scelta di abbinarlo con un altro vintage autentico e sicuramente alla sua altezza: un paio di scarpe in fine pellame, blu e panna, datate 1976 (roba mia), già un revival ai suoi tempi; da notare la raffinatezza del bicolore, in cui il blu richiama i colori della stampa dell’abito ed il color panna il suo sfondo (necessitano di calze).

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Poi, un po’ per togliere al tutto eventuale austerità, un po’ per restare in tema di gusti anni ’70, ho scelto di abbinare a questo insieme una borsa con i manici ad anello (tipo bamboo), del genere che tanto successo ebbe il quegli anni, ma del tutto nuova, realizzata da me, a mano ad uncinetto (con lavorazione a punto riso) in filo di cotone semilucido da maglieria, di colore rosa antico e, sulla quale ho applicato i due manici rigidi a semicerchio (reperibili in merceria, sotto la voce “lavori femminili”) di colore blu, oltre ad un bottone datato di bachelite, in tinta, preso dalla mia personale collezione di bottoni storici, che funge tanto da chiusura, quanto da decoro discreto, sul davanti.

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Altro abbinamento di accessori, per un uso più estivo dell’abito, più neutri, per uscite meno impegnative: scarpe molto aperte in cuoio, con fibbia di metallo brunito sul decolleté, che richiama nel materiale quella similare, che si trova sul davanti della borsa in tela, di colore grezzo, con rifiniture e manico di cuoio; a sua volta un modesto vintage degli anni ’80, che però sembra quasi roba dei nostri tempi. Chiedo venia per la qualità delle foto, ma non sono una professionista nel campo.

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Nelle foto, che ho voluto presentare sia a colori che in bianco e nero, per soddisfare la mia nostalgia, si può vedere che ho proposto un terzo abbinamento, indossando un paio di scarpe aperte di camoscio verde con zeppa in corda, che fanno sembrare l’abito molto più attuale e che, proprio per il loro colore ed il loro materiale, secondo me si sposano bene con molte altre scelte di accessori.

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Ho voluto pensare un poco anche alla bigiotteria, qualcosa fra quanto possiedo, più o meno datati. Si tratta di una collana di perle sintetiche color crema, non troppo lunga; era della mia mamma, di quando la bigiotteria si realizzava quasi come la vera gioielleria, molto rifinita (notare i nodini dell’infilatura fra le perle, una ad una e, la chiusura classica del tutto simile a quelle vere in oro bianco tipiche del periodo a cavallo fra anni ’60 ed anni ’70, ben lavorata, con il gancio di sicurezza ed una pietrina verde smeraldo incastonata, che in tanti anni non è mai venuta via), fatta per durare, le cose non si rovinavano solo a guardarle, oppure semplicemente lasciandole riposte, per ritrovarle poi cambiate di colore, annerite, scrostate, ecc…

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Di idee per questo abito ne avrei tante altre… ho diversi cappottini in maglia, 7/8 di lunghezza, nei colori blu, verde, panna, azzurro polvere, ecc… da vedere. Ma, sarebbe troppo lungo, e noioso.
“L’immaginazione è più importante della conoscenza.”

[Albert Einstein]

vedi anche: “Vintage 1” e,Vintage 3″,

Vintage4

Vintage 5

Vintage 6

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Negazione

“Un amoroso sguardo, un dolce riso
mi fanno un tempo star lieto e contento
ma, se tal’ora disdegnosa in viso
vi veggio, resta il cor tristo e scontento.
Così or sono in vita ed ora ucciso,
siccome veggio in voi far mutamento:
e in questi duo contrari è dubbio in core
qual maggior sia o ‘l piacere o ‘l dolore.”

[Angelo Ambrogini detto il Poliziano]

Che cos’è, quella smania, che tanto ci prende, fin nei momenti più scontati della nostra esistenza? Ci bracca, ci assale; tanto sul far della sera, come pure nell’assonnato risveglio mattutino. Un’insofferenza profonda ed improvvisa o peggio, continua e costante, accompagna ed indirizza le decisioni, le scelte, la disposizione d’animo ed anche, quel modesto senso artistico, avuto in dotazione dalla natura.
Spesso, un’opposta razionalità, reagisce all’idea di debolezza, che questo stato d’animo descrive in noi ed, ostinatamente vi resiste, in un conformistico tentativo di difesa, da ciò che di noi stessi, in fondo, ci fa vergogna, solamente perché all’apparenza ci rende vittime.
Altre volte però, senza ben sapere e, senza neppure domandarci, dove mai la cosa ci porterà, a volte, scegliamo più o meno consci, di seguire incantati il nostro animo inquieto; finalmente leggeri, galleggiamo in balia di qualcosa che, vittime o no, ci appaga.

Quando i miei occhi, hanno bisogno di rivedere il bel viso rubizzo e godereccio, di mio marito ed, il suo sguardo brillare, come quello di un ragazzo appassionato e goloso, nel piacere provato dai sensi, riflesso sul suo volto, allora, io mi accingo a cucinare, qualcuno dei suoi piatti preferiti, dedicandomi completamente a lui, solo a lui. E mentre compio i gesti necessari, per preparare ciò che so che gli piacerà, mi immergo in pensieri e desideri, positivi e rasserenanti, fino a sprofondare, quando già la preparazione è giunta a compimento, in fantasie idilliache ed abbinamenti curiosamente “spinti”, di gusto squisitamente femminile: le sue mani giocattolo, sul mio corpo, mentre sta gustando il cibo che io gli ho dato. Ed anche se, tutto preso dai piaceri della gola, non agisce su altre sfere, io mi appassiono talmente alla di lui soddisfazione fisica, da cullarmi, lusingata del bene che gli sto procurando, godendo a lungo di questo momento.
E’ una situazione del tutto simile, alla strana simpatia, che sempre provo per lui, quando, nello svestirsi in mia presenza, con un gesto insieme scherzoso ed arrogante, mi colpisce lievemente con la sua pesante cintura da uomo, come ad infliggermi una ridicola frustata, di punizione e di piacere insieme, per una mia monelleria o semplicemente, per la mia stessa presenza fisica. La stessa cosa provo, per la sculacciata che mi tocca “subire”, in chiusura, ogni volta in cui chiedo a lui, girandomi di schiena al suo cospetto, di tirarmi giù la lampo dell’abito, che ho intenzione ti togliermi. Ed io, ne gioisco intimamente, perché so, com’è un uomo.

donnina e luna“Mi sembra che l’anima più libera sia quella che più dimentica se stessa; se mi si domandasse il segreto della felicità, direi che sta nel non tener conto di sé, nel negarsi sempre. Ecco un buon modo per far morire l’orgoglio: prenderlo per fame!”

[Elisabetta della Trinità]