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Calcinacci

“L’avversità restituisce agli uomini tutte le virtù che la prosperità toglie loro.”

[ Delacroix]

 
E’ un periodo brutto e difficile questo. La terraferma non è ferma, trema. Ora sembra rallentare un po’.
Andiamo in giro stressati e confusi, ma non lo diamo a vedere. Siamo delle trottole. Passerà. Deve passare.
Avevo riempito il bagagliaio dell’auto con cose necessarie a far fronte ad una prima emergenza: coperte, cuscini, cambio di abiti… le chiavi dell’auto sempre con me, insieme agli indispensabili occhiali, alle medicine quotidiane e poche altre cose, giorno e notte.
Ho salutato i miei intriganti negligé, li ho sostituiti con pratiche tute di pile, con le quali passare la notte, nel terrore del peggio.
Una doccia veloce al posto di un piacevole bagno caldo e poche cure personali, ridotte allo stretto necessario. La mia bella pelle liscia e morbida, che era uno dei miei punti di forza, ne ha risentito.
Ed ogni volta che mi sedevo per collegarmi al mio blog per postare o leggere qualcosa d’altri, mettendo via la paura, puntualmente il terremoto si faceva sentire ancora, con una ulteriore scossa, più forte di quelle frequentissime che ogni giorno si registrano, ma che per fortuna nostra o non si avvertono o si percepiscono poco e che, anche se non tranquillizzano affatto, ci lasciano campare.
Ora mi pare (o mi voglio illudere) che vada un tantino meglio.
Non mi vorrei buttare giù. Cerco di tornare normale. Ci sarà pure un lato positivo in tutto ciò e va trovato. Passerà. Chiedo scusa.


Il riflesso

Rivelazione pucciniana

Fra le carte del Maestro Puccini sono stati trovati i seguenti versi buttati giù dal compianto artista in data tre marzo 1923:

Non ho un amico,
mi sento solo,
anche la musica
triste mi fa.
Quando la morte
verrà a trovarmi
sarò felice di riposarmi.
Oh com’è dura
la vita mia!
eppure a molti
sembro felice.
Ma i miei successi?…
Passano… e resta
ben poca cosa.
Son cose effimere:
la vita corre:
va verso il baratro.
Chi vive giovine
si gode il mondo:
ma chi s’accorge
di tutto questo?
Passa veloce
la giovinezza
e l’occhio scruta
l’eternità!

Meriterebbero proprio di essere meditati da quanti si affannano a correr dietro le chimere della vita. Chimere che passano lasciando il vuoto e l’amarezza nel cuore assetato di eternità.”

[ Da una pubblicazione periodica locale, 4 aprile 1925.]

     Una confidenza, è una forma di apertura del proprio intimo. Confidarsi è istintivo in ognuno ed è talmente necessario, da venire elaborato in molteplici espressioni. Il nostro bisogno di offrire e di ricevere fiducia è così forte, da indurci a confidare anche a noi stessi, ciò che di noi sappiamo già; una sorta di appoggio alle nostre riflessioni, nel segreto di un diario o nella confessione vera e propria, rivolta al nostro io, che possiamo decidere di mostrare o no, in maniera chiara tramite il racconto o in termini meno decifrabili attraverso altre forme espressive.
Mille pensieri volano nella mente, durante il travaglio che comporta la conoscenza di sé e che precede lo sfogo naturale della confidenza. Riuscire nell’impresa di dare una saggia impostazione confidenziale alle opere ed ai gesti, al lavoro della nostra vita, non è da tutti e non è aspirazione di tutti; in fondo è nulla di particolare: quando con spontaneità, ci lasciamo semplicemente tenere a galla dalla spinta della nostra stessa sincerità, senza altro aggiungere.
Questo è un vantaggio della dimensione dell’umano, tanto per restare su di un livello basso: il confidare ha radici molto più profonde ed un significato molto più alto, il termine stesso racchiude in sé la fede. Eppure, la “bassezza” dell’umana condizione può dare vita ad opere di arte ed ingegno, le quali hanno spesso molta presa sull’animo del pubblico; scultura, pittura, recitazione, la narrazione di una storia, sono parte del loro autore, il quale è riuscito ad esprimere se stesso, in stile o intonatura confidenziale, per mezzo delle sue doti artistiche. E’ ciò che gli ha ottenuto poi il riuscire a coinvolgere sentimentalmente i fruitori della sua realizzazione.
L’arte stessa altro non è che una confidenza, tradotta in una forma che ha il potere di chiamare a sé sempre nuove aperture, suscitando in altri il desiderio di riconoscersi nel soggetto dell’opera e, nello stesso suo autore; non si finisce mai di indagare sui prodotti più noti dell’intelligenza umana, l’attrattiva che essi esercitano sui sensi e sulla ragione, non viene meno con il passare del tempo e si rinnova, mentre sempre, di ogni opera d’arte, si cerca di conoscere l’autore: chi era, la sua vita, l’animo suo; e quando non ne è possibile l’attribuzione, se ne avverte la mancanza come una lacuna dell’opera stessa.
Nella infinita ricerca di sé, l’uomo chiama l’uomo, cerca se stesso nell’altro. E, mirando in alto, intanto affonda il proprio volto più intimo in ciò che ne è un riflesso.
Confidarsi è anche la consapevolezza ed accettazione della forza che racchiude la propria “debolezza”.
Noi sappiamo che la nostra indole interiore è protesa a confidarsi, ma è quel di più, il coraggio della sincerità, che ci porta a compiere il salto di qualità, che consente alla natura umana di innalzarsi quel tanto che le è permesso fare.figurino capri