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Movie 1

“Niuna cosa è sì premiata fatica, se fatica si chiama piuttosto che spasso e ricreamento d’animo e d’intelletto, quanto quella del leggere e rivedere buone cose assai.”

[Leon Battista Alberti]

Dopo un periodo di abbandono alle divagazioni, tra il serio e il faceto (che pure mi ha giovato), vorrei tornare sul tema della critica e del commento, che personalmente trovo molto utile e creativo, nonché di stimolo alla riflessione ed anche alla fantasia, in quanto presuppone la volontà di approfondire i temi oggetto di tale attenzione.

La mia predilezione per la visione di films datati, a colori ed in bianco e nero, per lo più holliwoodiani, ma non solo, è dovuta alla grande nostalgia che ho della presenza di mia madre ed anche alle abitudini ed ai gusti che grazie a lei ho sviluppato e che sono cresciuti con me.
Con lei mi sono creata delle opinioni ed ho avuto esperienza cinematografica, con lei ho conosciuto il mondo del cinema precedente la mia nascita ed i films più belli (attori giusti al posto giusto, vera recitazione, vere trame, regia e scene fatte per essere ricordate, idealizzate), quando il cinema era per sognare, oltre che per raccontare o denunciare.
La mia mamma mi portava al cinema ogni domenica, c’era sempre qualcosa che valesse la pena vedere: i classici di Walt Disney, i colossal americani, i più recenti films per ragazzi (da Giulio Verne alla serie italiana di Piedone), ecc…; quelli in bianco e nero si vedevano per lo più alla televisione, quando venivano programmati sul piccolo schermo, come veri spettacoli, per la prima volta dopo le sale cinematografiche ed i teatri ridotti a cinema; quando il leone ruggiva, con la testa nel cerchio della M.G.M., quello era come un segnale di “sull’attenti”; ed in quelle occasioni la mia mamma, classe 1925, mi elencava con esattezza i nomi di attori ed attrici famose, che lei riconosceva familiarmente, perché aveva avuto la possibilità di apprezzarli già sul grande schermo, a partire dai primi films in bianco e nero, il primo sonoro, dalle interpretazioni di Marlene Ditrich e Greta Garbo, che lei stessa bambina andava a vedere la domenica, insieme a sua madre.
I mie nonni materni avevano una loro cultura di spettacoli e rappresentazioni: già la mia nonna, classe 1893, frequentava da bambina il loggione del teatro, con i suoi genitori, negli allestimenti dell’opera lirica (quando era d’uso recarsi a teatro portandosi dietro la cena al sacco); e per questa sua infanzia, lei conosceva a memoria molte cantate e romanze famose, anche opere per intero.
Nella famiglia della mia mamma (la sua adolescenza) si viveva in cinque con uno stipendio, dovendo provvedere anche alla pigione dell’alloggio, ma nonostante ciò e le economie che si dovevano fare per gestire al meglio quel po’ di guadagno, economie che andavano a toccare anche ciò che finiva nel piatto, nonostante tutto, non solo si era riusciti a non sacrificare l’istruzione dei tre figli, ma anche, mi raccontava mia madre, la domenica si trovava sempre il modo per farci uscire la spesa di qualche biglietto per il cinema.
Il cinema era bello. Mi sono appassionata alla visione di films datati, amo il revival in diversi campi e credo che molti registi del passato, siano stati non soltanto profetici del presente, ma che siano ancora più attuali degli odierni interpreti, così come avviene peraltro per molti letterati, da secoli, da che è iniziata la storia della scrittura.
Col passare del tempo e col vedere e rivedere le repliche televisive dei più noti films, ho memorizzato frasi ed inquadrature (o riesco ad intuirle, con le caratteristiche distintive di certi registi, a forza di pratica, così come era per mia madre), nomi e colonne sonore. Resto sempre immobile davanti alle sigle, che sono per me quasi le preferite e mi spiace che spesso vengano tagliate via a metà dalle reti televisive; penso a quelle di films e serie di films famosi come la saga di James Bond od a pellicole come “La calda notte dell’ispettore Tibbs”, “Indovina chi viene a cena?”, “Fiore di cactus”, “Amen (o I gigli del campo)” ecc… la lista sarebbe troppo lunga.
Oggi mi piace, quando posso e mi riesce, ritrovare fra i nomi dei collaboratori secondari elencati nelle sigle di films o telefilms di una volta, quelli che nei films più recenti sono diventati registi oppure sceneggiatori o produttori e, come tali nominati; ciò mi fa sentire cresciuta, una protagonista della storia umana.
Dietro la nostalgia di queste anticaglie movie d’epoca, che senza dubbio fa parte della mia natura e del mio carattere, come i miei personali gusti vintage, si nasconde insieme la nostalgia più intima per l’affetto perduto dei miei genitori ed anche, con l’avanzare degli anni, la nostalgia tutta umana che si prova per la propria infanzia e gioventù passate e per i loro tempi, che vengono evocati e ricordati in tanti modi, anche attraverso musica ed immagini.
Sarà un po’ per questo, che appena possibile mi sono procurata le riproduzioni in vendita di vecchie serie televisive, italiane e non, programmate in TV tra gli anni ’60 e ’70, come “Belfagor il fantasma del Louvre”, “Il commissario Magret”, “Il segno del comando”, “La baronessa di Carini”, “Nero Wolfe”, ecc…
Purtroppo, cosa più importante e che tanto avrei desiderato, non ci sono più Loro, a guardarli insieme a me.

Chiacchiere. Quello di cui volevo parlare all’inizio non l’ho ancora tirato in ballo, ho solo impostato l’argomento e, se andassi avanti ora, diverrei troppo lunga e certamente noiosa.
Lo farò un’altra volta, presto… [continua… “Movie 2”]

“Me la passavo il più del tempo da me, colle mie figure fantastiche; […]. Non pensavo ai divertimenti. Gli ho sempre trovati gran seccature (salvo un buon teatro quando si cantava); […]. Molti si stupiscono alle volte, che non s’amino le feste, i balli, i pranzi, i così detti divertimenti: se costoro potessero provare per mezz’ora i piaceri dell’immaginazione, del concepire e creare nel mondo fantastico, non si stupirebbero più e vedrebbero quale differenza!”

[Massimo D’Azeglio, “I miei ricordi“]

baby doll

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Cinquantatre

“Fuggo ciò che mi vien dietro; vado dietro a ciò che mi fugge.”

[Ovidio]

Cinquantatre. Compiuti oggi.
Circa un mese fa, il giorno 8 di marzo, se non vado errata, una cara blogger, che mi onoro di seguire, una signora bella e sensibile, di grande perspicacia e di gusti raffinati da quel che mostra di sé, ha postato nel suo blog fabianaschianchi.wordpress.com (verso il quale indirizzo chi mi sta leggendo e consiglio di farne conoscenza) parte di una stupenda poesia di Madre Teresa di Calcutta (sì, i Santi non compongono solo preghiere).
Io ero venuta a conoscenza del testo anni fa e me ne ero da subito innamorata, anche e non solo, perché è il frutto della mente e del cuore di una donna che considero come mio idolo in carne ed ossa, uno dei rarissimi nella mia vita. Avendola già “utilizzata” altre volte in specifiche occasioni, oggi decido di metterne a parte anche chi qui mi vuol seguire.
Ebbi modo di leggerla nella ricorrenza delle mie nozze d’argento (pochi intimi, una ventina di anime in tutto), al termine della celebrazione religiosa, con l’intenzione di dedicarla alla memoria della mia mamma, la quale molto si sarebbe potuta rispecchiare nei suoi versi.
Ora la posto qui di seguito e stavolta lo faccio per me. Perché gli anni raggiunti sono ormai abbastanza ed io, mi sento rappresentata in pieno dalle sue parole. E chissà quante altre come me…

Donna
Tieni sempre presente
che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni…
Però ciò che è importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione
non hanno età.
Il tuo spirito è la colla
di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo
c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è
un’altra delusione.
Fino a quando sei viva,
sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi,
torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti
si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca
il ferro che c’è in te.
Fa in modo che invece
che compassione,
ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre,
cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce,
cammina.
Quando non potrai camminare,
usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

[Madre Teresa di Calcutta]

Mia madre, sempre mi raccontava, che la sua mamma (mia nonna, che ho potuto conoscere), classe 1893, coraggio da leone, non voleva che si organizzassero feste di compleanno, insomma non festeggiava i compleanni di nessuno in famiglia. Lo considerava forse frivolezza, smanceria, pagliacciata, non voleva che ci si montasse la testa individualmente e che si desse spettacolo (in fondo, a ben vedere, festeggiare un singolo individuo, comune come chiunque, è un po’ arrogante… altra cosa sono le festività collettive e le ricorrenze degne di onori). La sua opinione era legge, la legge della casa: il giorno del compleanno era un giorno come gli altri.
Il mio primo compleanno ricordato è stato quello dei sette anni, festeggiato in famiglia, magari anche per inaugurare la nuova casa. Non ne ricordo molti altri così celebrati.
Poi, ad un certo punto, sono stata io a non volerne più, di feste del genere, di trovarmi cioè al centro dell’attenzione, sotto i riflettori, non essendo nelle mie corde l’atteggiamento festaiolo, anche se un regalo e l’uovo di Pasqua (la data è quasi sempre in prossimità dell’evento) non mi sono mai mancati da parte dei miei genitori.
Ma è che mi sembrava di lasciare una lacuna, non postando nulla di nulla proprio oggi, che ricorre il giorno della mia nascita. Così ho deciso oltre il resto, anche di pubblicare per la prima volta una mia fotografia attuale, vincendo molta della mia innata reticenza ad esibirmi. E chissà che non sia un inizio, di un’altra ancora delle mie vite…

federica

Inoltre, affinché lo “spettacolo” appaia più ricco, ho cercato fra le mie scarne conoscenze ed i ricordi (invero con ben poco tempo disponibile per via di impegni imprevisti) qualche poesia adatta all’occasione e, non avendone trovata che calzasse a puntino per una cinquantatreenne, ne posterò un’altra, da trentacinquenne: sempre degli stessi due numeri si tratta.

I trentacinque anni

Grossi, ho trentacinque anni, e m’è passata
quasi di testa ogni corbelleria,
o se vi resta un grano di pazzia,
da qualche pelo bianco è temperata.
Mi comincia un’età meno agitata,
di mezza prosa e mezza poesia;
età di studio ed onesta allegria,
parte nel mondo e parte ritirata.
Poi, calando giù giù di questo passo
e seguitando a corbellar la fiera
verrà la morte, e finiremo in chiasso
e buon per me, se la mia vita intera
mi frutterà di meritare un sasso,
che porti scritto: Non mutò bandiera.

[G.Giusti]

Buona domenica.