Archivi tag: fisico

Colpo d’ala

IMG_20171229_181320

“Avvezzatevi a mangiare d’ogni cosa se non volete divenire incresciosi alla famiglia.”

[Pellegrino Artusi, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene“]

 

Circa una decina di anni fa, quando ormai il babbo mio non era più con me, ho avuto l’occasione di conversare con un suo coetaneo, come lui ex combattente e invalido della Seconda Guerra Mondiale, persona squisita e gran signore.
Costui, gentile, classe 1918, che mio padre prima di me aveva conosciuto di persona, grazie anche a questa conoscenza ed al buon ricordo che mio padre ha lasciato di sé, mi onorò del racconto di una reminiscenza della sua lontana infanzia. Si trattava di un evento di quelli che, quando capitano, perdurano lungo tutto l’arco della vita di ognuno, rimanendo stabili nella mente, eterni nei ricordi e, col trascorrere dei lustri e delle vicissitudini umane, scemano nell’aspetto della punizione e guadagnano in nostalgia; sono quelle lezioni, ove sonore, ove eleganti, che fanno l’uomo.
Mi raccontò di quando, da bambino, di ritorno dalla scuola, seduto a tavola che fu, di fronte ad un piatto di pasta e ceci cucinato dalla sua mamma, espresse la sua delusione e disgusto in presenza di tutti i commensali, per quello che suo malgrado era sempre stato un alimento che non gradiva, una di quelle pietanze che, seppure in precedenza ed a malincuore aveva mangiato senza commenti, non aveva mai riscosso il suo gusto, un po’ come accade ad ognuno di noi nei confronti di quel qualcosa che proprio non ci piace.
La reazione del padre suo, di fronte a quella infantile presunzione ed irriverenza di un piccolo (ma non piccola irriverenza) nei confronti dei genitori e di dispregio del frutto del loro lavoro, fu quella di un giudice responsabile, nonché la causa di tanta lunga memoria: incaricò la moglie di cucinare pasta e ceci per tutti, di seguito, per una intera settimana; coinvolgendo di fatto tutta la famiglia nel compito primario che le appartiene ovvero, l’educazione di ognuno.
E fu questo senz’altro un esempio educativo duraturo, sarà servito a far crescere successivamente altre generazioni, di figli, nipoti, ecc. amici, anche me.

 

“Ora si sente spesso parlare della cucina per gli stomachi deboli, la quale pare sia venuta di moda.”

[Pellegrino Artusi, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene“]

 

Noi soli siamo in grado di migliorare il nostro carattere (sì, perché il carattere si può cambiare), decidendo di smussare quei lati che sono di ostacolo alla nostra felicità, grazie alla sola nostra forza di volontà. Questa capacità si acquisisce maggiormente se il nostro stile di vita è improntato al concetto di disciplina, a ciò che può conferirci un animo forte, una marcia in più.
Il senso della disciplina non è mai figlio del disordine, neppure del “disordine creativo”, una vera rarità questa, che oggi invece, frequentemente ed erroneamente, pretendiamo di intravedere nell’infanzia, con presunzione di chissà quale genialità e che, spessissimo e ad oltranza, alimentiamo e difendiamo nell’educazione delle nuove generazioni, che rappresentano il nostro futuro.
Non frenato né inibito da nessun genere di regola fissa, si conta così di difendere lo sviluppo sorprendente a cui sono predestinati questi poveri figli, credendo che sregolatezza ed arbitrarietà saranno le loro nuove forze, le armi con cui affronteranno le sfide della loro vita.
Ciò avviene nella convinzione che imporre principi, regolare la vita o vietare di compiere alcune azioni o anche solo voler indirizzare i comportamenti “naturali”, mortifichi il meglio dei caratteri e reprima la bravura innata, uniformando i meriti particolari, che impedisca l’emergere delle eccellenze, tanto più evidenti e di valore quanto più si dà libero sfogo a ribellione ed arroganza.
Magari le intenzioni sono anche buone. Voglio dire che, vivendo in un presente già tanto difficile ed incerto, si prova quasi terrore di fronte all’idea di futuro e, soprattutto, un senso di impotenza, quasi di disperazione, come nell’imminenza di qualcosa da scongiurare ad ogni costo…

 

“E per escludere la passata oziosità, indusse nel genere umano il bisogno e l’appetito di nuovi cibi e di nuove bevande…”

[Giacomo Leopardi, “Operette morali“]

 

Una delle principali palestre di vita è proprio il desco quotidiano: quel momento di ogni nostra giornata di cui essere gelosi difensori, nel quale ci troviamo uniti, in compagnia della nostra famiglia, grande o piccola che sia, a compiere in comune l’atto più importante per la nostra sopravvivenza.
Il sostentamento fisico del corpo va sempre di pari passo con il nutrimento spirituale. C’è una morale in ciò che mettiamo sulla nostra tavola e che porgiamo ai nostri cari, nulla è casuale, né il cibo, né i modi che adottiamo. E tutto ha un suo significato in questo rituale che, se può anche essere un piacere, non per questo dovrebbe scadere al livello di un gioco, né di uno spettacolo fine a se stesso.
Il mangiare, anche nell’apparire dietro una telecamera, in uno schermo qualsiasi, è mangiare vero, non va trattato come la cera pongo. Oggi, nell’acclamazione generale, i nostri gesti più nobili, stanno perdendo di serietà.

 

“Ma tra noi già da lunghissimo tempo l’educazione non si degna di pensare al corpo […] pensa allo spirito…”

[Giacomo Leopardi, “Operette morali“]

 

 

Annunci

Un ritratto

“Viva o mora o languisca, un più gentile
stato del mio non è sotto la luna,
sì dolce è del mio amaro la radice.”

[Petrarca, “Canzoniere”, 229]

Non saprei pensare ad un migliore argomento con il quale iniziare il mio blog di pubbliche confidenze, che non sia lui: mio marito, da quasi trent’anni.
Io sono tuttora attratta e confusa dalla sua figura maschile ed egli, da animale schivo qual è, accetta pazientemente i miei occhi innamorati puntati su di lui.
Adoro l’aspetto esteriore del mio uomo, corpulento e sanguigno. La sua corporeità è forte ed evidente, la sua presenza fisica si impone agli sguardi per la strada ed in pubblico, cattura sempre l’attenzione su di sé, ancor più quando lui è insieme a me: il dimorfismo dei nostri corpi ed il provocante contrasto nei nostri aspetti più evidenti, evocano spontaneamente sensualità ed io, spesso piena di me, come in un preciso gioco, da donna adulta e sicura di sé, colgo ogni più piccola occasione, per esibire con calcolata ostentazione, carne e ossa dell’uomo al mio fianco.
Sono fiera del suo passo misurato e del suo portamento, quel suo incedere con naturalezza, quell’andatura calma su due gambe perfettamente diritte; sono fiera delle sue mani, nobili e dal tocco gentile, con sicurezza poggiate su di me,sempre in cerca del rassicurante ed energetico contatto fisico.
Le sue spalle e la schiena, così imponenti, arrotondate e carnose, modellate sui miei gusti, come pure il suo collo e la nuca, dalla forma ideale, io ammiro da ogni angolazione. Ed anche i bei capelli corti, biondi e scuri a un tempo, catturano il mio sguardo; quei capelli di cui io mi prendo cura di persona, accarezzandoli e pettinandoli, gustando ad ogni tocco, un altro dei piaceri che il mio amore sa darmi; nascoste, dal taglio regolare e frequente, sono le onde naturali, di cui conosco l’esistenza, quasi un segreto d’amore: ne ho memoria della nostra migliore gioventù; mentre il loro virile diradarsi accresce la mascolinità ed il fascino di un uomo maturo e completo.
Quindi gli occhi, spesso io cerco, gli occhi suoi chiari, di un verde prezioso e lucente, come il biondo dorato del tenero sopracciglio, soffice se sfiorato e che incornicia uno sguardo ispiratore, dolce, giovane, quasi fanciullesco, come in ogni uomo che sia degno, specchio di gioia e di dolore, ali brillanti e tenui, deposte lì, dove la fronte regolare sovrasta il profilo e, sulla coda dell’occhio, scende leggermente la palpebra, con le sue ciglia infantili, a mitigare la severità dell’espressione dell’uomo a cui affido la mia vita e tutta me stessa.
E poi c’è la sua bocca, indiscutibilmente molto sensuale, provocante, con le sue vistose labbra spagnoleggianti, carnose e ben definite nei contorni sinuosi e dal bel colore rosa acceso: quanto basta ad una stupenda creatura dalla preziosa pelle chiara.
A completare la prepotenza della sua bocca, sotto le gote piene e sempre rosee, due pieghe naturali, scendono ad onda dai lati del naso, maschile e regolare, dentro un viso ovale, dal mento rotondeggiante, anch’esso molto carnale, sia di fronte che di profilo; quel profilo dall’aria in apparenza pensosa e corrucciata, che pur tante volte si è sciolta in un sorriso di compiacimento, struggente e vigoroso.
Ogni mio senso lui chiama a sé. Il suo odore naturale, non sopraffatto da essenze, buonissimo, io desidero, avvicinandomi alla base della sua nuca; questo mi attrae, mentre, sempre più vicina, appoggio il mio viso dietro il suo collo morbido e caldo, inalando avidamente: è odore di miele, forte ed inebriante, mi confonde, cattura. Ed io, non ho più alcun ritegno.
Anche la sua voce, anelo di udire, rivolta a me. Voce reticente di uomo silenzioso, tanto desiderata quanto negata, voce da far dimenticare le ore più buie della nostra vita. Basta un semplice sussurro, mi ammalia persino il suo silenzio, silenzio che conosco, avaro e tentatore. Il solo suono del suo respiro, esprime, senza bisogno di parole, i sentimenti e gli istinti, gli stati d’animo, che si succedono, rapidi o lenti, le emozioni, che egli mi trasmette senza dire… e che io, mi beo di suscitare in lui, con dedizione femminile e con arte, di consumata amante.

“Si guardò allo specchio: non c’era da dire era ancora un bell’uomo.”

[Tomasi Di Lampedusa, “Il Gattopardo“]

Dati personali

gatto mao