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Poco di buono

Da qualsiasi specie di oliva può venire un olio buono e molto verde, se lo farai a tempo giusto.

[Catone]

All’apertura di questo mio blog, mi ero riproposta di non trattare specificamente della mia confessione religiosa. Sono convinta, magari a torto, che siano davvero pochi coloro che abbiano meritato il diritto di dire che cosa, circa questo argomento ed ancor meno di servirsene per altri fini, compreso quello letterario, con qualche concessione però, al genere diaristico. La religiosità ed il rapporto con il sacro sono sempre stati e sono tutt’ora molto sfruttati, in quasi ogni contesto divulgativo e sociale in genere ed aggiungo, secondo me, con risultati deleteri. L’ipocrisia di certi consessi è nauseante e purtroppo frequente; e questo non da oggi, perché di attori con la maschera, nella vita, ce ne sono dalla notte dei tempi. L’abuso che si fa di nomi di santi e citazioni di parole del Libro, mi ripugna. Per me, quanto più ci si ritiene capaci ed in diritto di affrontare questo tema, nominando la nostra fede, ancor più si ha il dovere di evitare accuratamente di farlo a casaccio, mentre contemporaneamente avere la sapienza di non per ciò negare nei fatti le proprie credenze.
Barcamenandomi nell’applicazione pratica di tale convincimento, nello scrivere e nel conversare , mi sono sempre trattenuta anche dal dire ciò che è spontaneo e giusto; per non voler neppure soltanto correre il rischio di finire per accomodare meschinamente la Storia a modo mio ed utilizzare la recita a mio favore, guadagnandomi così, in un sol colpo, la meschinità più il ridicolo.
Nonostante la mia fede personale nella mia religione, nella sua legge, per me la prima di tutte, nei suoi santi, che prima di pregare ammiro come semplici persone, nonostante la mole di scritture di grandi figure umane esemplari del cristianesimo, bellissime e toccanti, anche solo da un punto di vista letterario (se possibile), nonostante la poesia ed il sentimento, che soli si riescono ad esprimere, in ambito religioso e trascendente, nonostante tutto, io mi propongo di non troppo approfittare, nelle esternazioni confidenziali, di questo mio incompleto retaggio culturale. Per non voler arrecare danno alla mia più preziosa ed intima coscienza ed a quella di altri. Da credente e da peccatrice mi pongo in atteggiamento di attesa e di ricerca: le cifre del cristiano.
E da credente-peccatrice, mi preme sottolineare anche, quanto io sia convinta dell’essere il sacro ed il profano, pari e complementari. Sacro e profano, fumo bianco e fumo nero, che si incontrano ed intrecciano, l’uno diviene l’altro e convivono in ognuno di noi, nel bene e nel male.
Messo l’argomento in questi termini, mi torna alla mente un episodio vissuto, un esempio per me di grande bellezza, un momento da ricordare. E’ avvenuto che, un argomento considerato fuor di dubbio profano, per via di un gesto semplice di piccola religiosità, abbia acquisito dignità e il diritto di entrare a far parte di quanto di umano è lecito e necessario al fine della felicità completa, che Iddio vuole per noi, secondo la natura bella che lui stesso ci ha dato.
Pochi mesi fa, dentro un negozio di biancheria, fra persone legate da rapporti di amicizia e confidenza, si è intavolata una disquisizione, tra il serio ed il faceto, riguardo certo tipo di abbigliamento intimo femminile ovvero, su generi di slip, perizoma, tanga, “brasiliana”, strig, e altro, e su possibili abbinamenti ed occasioni di indosso. La discussione si svolgeva fra la negoziante, settantenne e donna di casa e chiesa, una matura donna nubile, fervida praticante religiosa e frequentatrice di un convento di clausura e me. Detto ormai quanto c’era da dire sull’argomento, dato forse il contesto e l’ambiente umano favorevole, mi tornò alla mente , che quella mattina non avevo recitato le mie preghiere del giorno e, per la conoscenza che avevo della disposizione d’animo e della morale delle mie amiche, nonché per mia premura, senza affatto perdere l’aura di buonumore, invito le signore a passare seduta stante e lì sul posto, alla recita in comune della novena a S. Rita. La proposta è stata bene accolta, anche e proprio per via delle distrazioni profane di poco prima, il momento di preghiera si è svolto più felice e sentito; e tutto, come si suol dire, è finito in gloria.
Che fortuna per noi abitanti di questa “aiuola”, che il buon Dio ci abbia creati e di spirito e di ciccia! Amen.

donnina001

 

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Il riflesso

Rivelazione pucciniana

Fra le carte del Maestro Puccini sono stati trovati i seguenti versi buttati giù dal compianto artista in data tre marzo 1923:

Non ho un amico,
mi sento solo,
anche la musica
triste mi fa.
Quando la morte
verrà a trovarmi
sarò felice di riposarmi.
Oh com’è dura
la vita mia!
eppure a molti
sembro felice.
Ma i miei successi?…
Passano… e resta
ben poca cosa.
Son cose effimere:
la vita corre:
va verso il baratro.
Chi vive giovine
si gode il mondo:
ma chi s’accorge
di tutto questo?
Passa veloce
la giovinezza
e l’occhio scruta
l’eternità!

Meriterebbero proprio di essere meditati da quanti si affannano a correr dietro le chimere della vita. Chimere che passano lasciando il vuoto e l’amarezza nel cuore assetato di eternità.”

[ Da una pubblicazione periodica locale, 4 aprile 1925.]

     Una confidenza, è una forma di apertura del proprio intimo. Confidarsi è istintivo in ognuno ed è talmente necessario, da venire elaborato in molteplici espressioni. Il nostro bisogno di offrire e di ricevere fiducia è così forte, da indurci a confidare anche a noi stessi, ciò che di noi sappiamo già; una sorta di appoggio alle nostre riflessioni, nel segreto di un diario o nella confessione vera e propria, rivolta al nostro io, che possiamo decidere di mostrare o no, in maniera chiara tramite il racconto o in termini meno decifrabili attraverso altre forme espressive.
Mille pensieri volano nella mente, durante il travaglio che comporta la conoscenza di sé e che precede lo sfogo naturale della confidenza. Riuscire nell’impresa di dare una saggia impostazione confidenziale alle opere ed ai gesti, al lavoro della nostra vita, non è da tutti e non è aspirazione di tutti; in fondo è nulla di particolare: quando con spontaneità, ci lasciamo semplicemente tenere a galla dalla spinta della nostra stessa sincerità, senza altro aggiungere.
Questo è un vantaggio della dimensione dell’umano, tanto per restare su di un livello basso: il confidare ha radici molto più profonde ed un significato molto più alto, il termine stesso racchiude in sé la fede. Eppure, la “bassezza” dell’umana condizione può dare vita ad opere di arte ed ingegno, le quali hanno spesso molta presa sull’animo del pubblico; scultura, pittura, recitazione, la narrazione di una storia, sono parte del loro autore, il quale è riuscito ad esprimere se stesso, in stile o intonatura confidenziale, per mezzo delle sue doti artistiche. E’ ciò che gli ha ottenuto poi il riuscire a coinvolgere sentimentalmente i fruitori della sua realizzazione.
L’arte stessa altro non è che una confidenza, tradotta in una forma che ha il potere di chiamare a sé sempre nuove aperture, suscitando in altri il desiderio di riconoscersi nel soggetto dell’opera e, nello stesso suo autore; non si finisce mai di indagare sui prodotti più noti dell’intelligenza umana, l’attrattiva che essi esercitano sui sensi e sulla ragione, non viene meno con il passare del tempo e si rinnova, mentre sempre, di ogni opera d’arte, si cerca di conoscere l’autore: chi era, la sua vita, l’animo suo; e quando non ne è possibile l’attribuzione, se ne avverte la mancanza come una lacuna dell’opera stessa.
Nella infinita ricerca di sé, l’uomo chiama l’uomo, cerca se stesso nell’altro. E, mirando in alto, intanto affonda il proprio volto più intimo in ciò che ne è un riflesso.
Confidarsi è anche la consapevolezza ed accettazione della forza che racchiude la propria “debolezza”.
Noi sappiamo che la nostra indole interiore è protesa a confidarsi, ma è quel di più, il coraggio della sincerità, che ci porta a compiere il salto di qualità, che consente alla natura umana di innalzarsi quel tanto che le è permesso fare.figurino capri