Archivi tag: spazio

Un piacere

” E infinite volte, a proposito di un qualunque per quanto futile particolare, mi capitava di esclamare: “Dio mio, come ho fatto bene a venire in Italia!”

[ Stendhal ]

Talvolta le nostre confidenze hanno l’effetto di determinare un confine, di evocare un luogo, un’area geografica vera e propria, che può essere fisica e reale, come anche mentale e sentimentale; anche i sentimenti rivestono nel nostro intimo una collocazione, definibile a tutti gli effetti geograficamente, e di cui, quanto più è sincera e appassionata è la nostra confidenza e generoso il nostro aprirci, tanto più ne rendiamo percepibile e realistico il sito.
La descrizione-condivisione del nostro spazio vitale, dell’ambiente fisico che ci fa da contorno, diventano realtà osservabili, attraverso le nostre parole. Ma non solo, perché grazie alla nostra generosità, noi possiamo contemporaneamente rendere visibili anche gli ambienti della nostra psiche, del nostro desiderio: si spalanca una porta verso un orizzonte geografico immenso, che contempla tutto ciò che riusciamo a provare, a capire di noi stessi e ad esprimere, a modo nostro, persino con il silenzio; e tutto ciò che si è disposti a recepire, sentire, immaginare, da parte dei destinatari delle nostre confidenze, portatori anch’essi di infiniti luoghi geografici interiori. Che bello però! Forse è anche questo il fenomeno a cui alludiamo quando diciamo che qualcosa “ci tocca il cuore”.
Troppe poche volte diamo dignità a certi momenti personali, che non sono poi così rari nella nostra vita, anzi, tutt’altro; ma ci blocca lo scudo di cui ci armiamo ogni giorno, quando smettiamo di cedere al potere del sonno e del nostro inconscio, ci blocca e ci protegge da quella beata infanzia che sempre è in noi, che celiamo ed insieme serbiamo, in vista dell’ultimo istante.
Altre volte, ci tocca la fortuna di avere avuta la perspicacia di non mandare persi certi nostri stati di grazia, momenti di grande intensità, piccole fioriture di breve durata, colte al volo e fissate in poche righe, in un disegno, in musica e che, inaspettatamente ritroviamo, quando il momento è ormai spento e dimenticato. A rendercene memoria è oggi solo il segno che ne abbiamo voluto lasciare, chissà poi perché.

Stavolta è arrivato un uccellino, piccolo piccolo. non è il solito merlo e neppure un passero, ma è ancora più piccino. E’ venuto come gli altri a mangiare le bacche di alloro, ma purtroppo non lo intravedo un granché bene, nel fitto dei rami, tra le foglie grandi come lui: è in ombra, non distinguo neppure il colore delle piume. So soltanto che c’è e si muove.
Saltella su e giù, qua e là e non si accorge di me, che immobile lo osservo. Ma se ora mi muovo dalla sedia, se mi avvicino di più alla finestra, certamente se ne andrà e tutto finirà.
Quando faccio colazione, sto sempre vicino ad una finestra, devo avere un orizzonte da guardare. Qui c’è un albero di alloro, che quasi sfiora il vetro, una vecchia recinzione fitta di edera e caprifoglio e, subito dietro, la strada, la via rumorosa e piena di vita.
Senza gli occhiali scorgo solo un panorama sfocato, lo distinguo appena, l’uccellino, molto devo immaginarlo, un’impressione tutta mia di perfezione, una mia personale realtà di perfezione: offuscato dalla miopia, il quadro non rappresenta i difetti del vero. Però in questo momento, mi mancano i miei occhiali, solo vorrei vedere l’uccellino piccolino. Alzarmi da questa sedia su cui mi sono pietrificata, senza che mi noti e dirigermi nella direzione opposta alla finestra, per poter prendere i miei occhiali e da lì, senza neppure tornare alla finestra per evitare di fare altri movimenti, mettere a fuoco lo sguardo; mi accontenterei.E invece niente, resto qui ferma, a fare strani movimenti con i muscoli degli occhi, cercando di vedere quanto più mi è possibile nitidamente senza l’aiuto delle lenti. Evito di fare movimenti, bruschi o lenti: sono bestiole molto guardinghe.
Non se ne va ancora, adesso saltella sui rampicanti, sostenuto dal filo zincato della rete. Non lo ravviso più, forse è sceso in basso e si è posato sul muretto o forse, è volato via. Mi sono distratta. Non oso allungare il collo verso il davanzale, per poter guardare più in basso.
In questo istante il mio orizzonte geografico è definito geometricamente da un rombo o meglio, è tutto in due triangoli: quelli dei vuoti lasciati liberi dalle tendine, fermate ai lati della finestra. Una visuale davvero limitata. E tutto ciò a causa di un uccellino cittadino, che ora però non vedo più; il mio spazio reale è circoscritto da una debole speranza, un desiderio, il desiderio di spiare un uccellino libero ed ignaro, un piacere…figurino lingerie

Annunci