Archivi tag: vestito

Vintage 5

“Vederla ora, gli fece tornare in mente il passato, memoria preziosa che gli avvenimenti successivi non avevano mai potuto completamente cancellare.”

[ Rafael Sabatini, “Scaramouche“]

IMG_20170223_122635
Per ritornare all’argomento moda-vintage etc… ho scelto stavolta un capo datato anni ’70, autentico, un tailler della nota griffe “Marina Rinaldi”, la quale realizza abiti femminili ben curati nei dettagli, di gusto definito, preciso lo stile sartoriale, la vestibilità è per tutte le età; ed anche questo, è appartenuto alla mia mamma.

 

Bella la stoffa tweed, dalla trama non molto pesante, non spessa, non rigida, portabile: la giacca, foderata di leggera flanella di cotone in tinta con il tutto, presenta un’abbottonatura doppia sul davanti ed un collo tondo chiuso anch’esso su di un lato da un bottone, bordato infine di pelliccia, di una nuance di colore che evoca gli stessi toni del marrone della laneria, mentre la lunghezza delle maniche scopre i polsi, permettendo così si mostrare eventuali bigjoux oppure un bel paio di guanti, riguardo i quali, in questo caso, ho optato per un tipo di pelle nera, semplici e classici, sul genere degli stivaletti a metà polpaccio che indosso nella foto; la gonna, in origine si presentava di lunghezza midi e, senz’altro “vestiva di più”, ma io ho voluto renderla indossabile per me, adattandola al mio stile e cioè, ne ho accorciato l’orlo.
Indosso di solito dei cappelli su questo genere di completi, ne possiedo svariati, per forme, materiali, stili, e colori ma, come sempre accade, ne manca sempre uno e cioè, proprio quello che servirebbe… queste carenze sono difetti (o pregi) “da donna”.

 

A questo punto devo accennare ad un importante e prezioso accessorio di completamento, un capo che ho voluto aggiungere per proporlo e mostrarlo in uno dei suoi molteplici abbinamenti, pensati da me: un nuovissimo maxi-foulard, realizzato dalla casa “Versace” in fine tessuto damascato, monocolore, morbidissimo e cadente, un materiale di ultima generazione (100% Lenpur, che mi dicono essere un derivato o addirittura lo stesso legno) e, combinazione, di un tono di colore praticamente identico a quelli dell’abito presi nel loro insieme, un felice abbinamento di sfumature e materiali, non certo appariscente, ma a mio avviso neppure monotono, il contrasto è più nel genere (materiale, epoca, etc.) che non nel colore, di un’originalità diversa, non troppo esibita, quasi una divisa…
Ho in mente tanti altri modi per indossare ed abbinare questo genere di stola dal colore particolare, quasi indefinito, ad esempio, su base di colore rosso acceso, deciso o, sopra i toni del blu e soprattutto, dell’azzurro, insomma, su basi dai toni certi, così da stabilire a colpo d’occhio uno stacco netto, ciò che io chiamo un completamento a contrasto, ma di un genere non troppo impegnativo; purché si sappia però, oltre al come, anche il quando, indossare…

 

Borse a tracolla, sarebbero senz’altro adatte ad un vintage anni ’70 di sapore classico come questo, ma io stavolta non lo trovo un punto vincolante, anzi vorrei invece trasgredire, smorzando così un insieme che appare più che fedele alle figure della sua epoca; quindi, pur avendone in mia disponibilità alcuni modelli autentici, non indirizzerei verso nulla in particolare; dico solo che nei miei gusti gradirei vederci abbinato qualcosa di vivace e magari audace, nuovo o vintage che sia, niente altro più, scelta libera.

IMG_20170223_123228
“…una donna dall’aspetto melanconico, i capelli castani e le ciglia languide…”

[Oscar Wilde, “Il Delitto di Lord Arthur Savile“]

Vintage 6

Vintage 4

Vintage 3

Vintage 2

Vintage 1

Annunci

Vintage 4

“… qua e là qualche parola che la turbò e persino la sconvolse. – Poveretta! Se fosse vestita come si deve, sarebbe così carina! -“

[Louisa May Alcott, “Piccole donne“]
Vuoi per lo shock del recente sisma nel centro Italia (le scosse tuttora continue di terremoto mi tengono lontana da tante cose e da tanti dei miei interessi, compresa la rete), vuoi anche per il resistere di queste miti temperature nella mia città (i piacevoli raggi del sole di questo caldo fine novembre), che nelle ore centrali della giornata, ci permettono a volte di tornare indietro nelle stagioni e magari, di scoprire un po’ di pelle, se siamo seduti nel posto adatto… mi sento ancora in vena di proporre uno dei miei più coraggiosi abbinamenti vintage di fine estate, prima di abbandonare del tutto il fresco cotone per dedicarmi ai prossimi indossi datati, fatti di lana, velluti e robe pesanti…

dscn1446

Questo qui è un vero pezzo di recupero, quasi un “fai da te” dell’abbigliamento, inventato con ciò che resta nell’armadio, un azzardo, di quelli che preferisco… insomma è il mio genere, ciò che io sono, in carne, spirito e stoffa.
Nelle foto indosso un completo della fine degli anni ’80; la sua particolarità deriva dall’essere stato in realtà un taller di manifattura per ragazzine, specificamente del marchio “I Pinco Pallino”. Ma, indossato da una ultracinquantenne.
Mi sono potuta permettere di vestire questo capo in virtù della mia corporatura, sì burrosa ma “poco robusta” ed anche del fatto che, nella bella stagione i colori e le fantasie si fanno meno impegnativi, più leggeri, per tutte le generazioni; ma andavano studiati bene gli abbinamenti e gli accessori, per adattare al mio stile tutto l’insieme, senza sottovalutare il fatto più importante, fondamentale per qualsiasi outfit ovvero, la giusta occasione.

dscn1445
Si tratta di un completo, gonna e giacchina, in pesante stoffa di cotone rasato, stampata in una fantasia floreale dai disegni grandi e leggeri, in colori tenui, su di un fondo chiaro di color panna. E’ un tessuto abbastanza morbido nel suo seguire i movimenti, ma allo stesso tempo anche così sostenuto da mantenere una vestibilità rassicurante; quasi somiglia ad un genere di denim e, come tale è stato trattato nella lavorazione e nelle cuciture: molti trapunti esterni, anche doppi, alcuni particolari che richiamano il genere, come tasche della giacchina apposte all’esterno, alcune impunture in verticale sui fianchi…, ma tutto sempre all’insegna di una femminilità giovane ed anche raffinata, finezza nei particolari, come ad esempio la fila di bottoncini foderati in identica stoffa, che corrono lungo tutto il lato aperto della gonna a ruota, per altro di molta attualità. Attualità che ho tentato di accentuare con l’aggiunta di una alta cintura a fascia annodata in ecopelle, in questo caso nera (ma avrei in mente anche altri colori…).

dscn1444

Siccome però io sono una signora e mi devo vestire come una signora e non come una bambina, dopo aver regolato l’orlo della gonna (invero più lunga) secondo le mie proporzioni e, non avendo altro da modificare perché il tutto mi sta a pennello in fatto di taglia, ho scelto di abbinarlo ad un altro dei miei capi vintage che considero consono alla mia età: una camicina a sacco di Emanuel Schivili rimastami dalla fine degli anni ’70- inizio anni ’80; un modello con parziale apertura sul davanti, in battista di cotone di un delicatissimo color celeste chiaro, in tono con la nuance della stampa a fiori. Questa è poi arricchita da piccoli particolari raffinati: trapunti e cuciture in filo dorato, compreso il taschino applicato con sopra un ricamo centrale in pizzo, tondo, bianco come il piccolo collo arrotondato (quasi una coreana, ma di ben altro effetto) ed i bottoncini rivestiti, tutto in fine piquet di cotone.

img_20161001_175431

 

 

img_20161001_175351

img_20161001_175322

Circa gli accessori, non ho optato per il top della praticità. La borsina in foto è un piccolo secchiello-bauletto fine anni ’80, quasi un portagioie, in vero camoscio tricolore, che richiama più colori dell’abito (blu, giallino e celeste), con piccolo manico a mano più tracollina staccabile (detto fra noi: dentro non ci va quasi niente). Atro abbinamento, da me preferito, è la mia borsa a bustina di inizio anni ’80, con eventuale tracollina, griffata Navarro, in rigido cuoio lavorato con motivi impressi e tinto in azzurro polvere, più intenso, ma non diverso dalla tonalità della camicina e dalla fantasia dell’abito (in foto non rende l’idea però), con in più alcuni particolari in cuoio di colore blu: le originali chiusure laterali con bottoni magnetici ed il marchio centrale sulla patta, con maniglina in minuteria metallica.
Mentre per ciò che riguarda le scarpe, mi sono alquanto lasciata andare al disimpegno, cosa che forse non sarà condivisa… aperte e di stoffa (raso e pizzo macramè), con zeppa non alta rivestita in tela di cotone e corda intrecciata, legate alla caviglia. Sono stata ispirata dal colore, che è lo stesso di base dell’abito. Ecco tutto.

vedere : Vintage1,

Vintage2,

Vintage3

Vintage 5

Vintage 6

 


Vintage 3

“Ma dammi ancora una piccola risposta: le cose buone, non ti sembra forse che siano anche belle?”

[Platone, “Simposio“]
Torno ora sul tema dello stile personale legato all’abbigliamento.
Gli abiti e gli accessori che seguono sono miei, calzanti a pennello. Le mie misure rappresentano esse stesse una garanzia ovvero, la garanzia che, se così indossato l’insieme appare per caso già gradevole, più bello sarebbe su di un soggetto di donna da copertina, idonea. Inoltre, come ho pure scritto altrove, le fotografie, in genere, non mi rendono giustizia…

dscn1423

Si tratta di un completo in tessuto di lino, foderato, autentico vintage anni ’60, di sartoria (si comprava la stoffa, non il vestito). Era della mia mamma, che tanto mi somigliava, in statura, numero di piede, ecc.. capello al naturale biondo scuro tendente al rossiccio chiaro e, le poche lentiggini, un po’ tutto insomma, tranne che nel colore degli occhi suoi, azzurrino ceruleo, mentre i miei sono marroni.
Unico cambiamento apportato a questo capo, sono stati i tre bottoni del giacchino con maniche a tre quarti, che completa l’abito senza maniche caratterizzato da motivi di trapunti a vista sul davanti (la stoffa di lino si adatta a queste lavorazioni); creano l’effetto visivo di una chiusura, che invece è sul retro dell’abito con una lampo centrale.
I bottoni originali erano stati tolti e spostati, forse una era andato perduto… io ne ho trovati in merceria di originali, rivestiti di cordoncino in seta di colore celeste chiaro, lo stesso del motivo di fiorellini e rameggi sopra una base di colore neutro, tipico del periodo per questo tipo si stoffa (lino) e, devo dire, anche molto attuale.

dscn1425

Gli accessori che propongo nelle foto sono uno dei tanti possibili abbinamenti, a seconda delle occasioni e della disposizione d’animo.

img_20161001_173924

img_20161001_173843

Borsa. Tracollina di forma bombata, in fine paglia intrecciata, di colore blu, con chiusura a cerniera nella parte superiore, bordata di cuoio sottile in vernice nera, identico al manico a tracolla, quasi un cinturino, che richiama nel colore e nel materiale, in nero lucido del copale delle scarpe aperte.
Entrambi questi accessori sono miei autentici vintage anni ’80, che conservo ed uso in vari modi.

dscn1430

Il colore blu notte della borsina mi ha ispirato nell’aggiungere all’insieme un’altro capo vintage, sempre della mia mamma, originale, dello stesso periodo del vestito e precisamente, un tipo particolare di foulard in stoffa di tulle, del genere indossato come copricapo, per lo più per tenere fermi i capelli nella loro pettinatura – che all’epoca era sempre un po’ elaborata, sollevata e soprattutto ordinata (non piaceva la moda spettinata) – ma che poi alla fine, servivano allo stile del look, per completare; davano all’insieme un tocco in più di eleganza, insomma, vestivano, ma in tono meno impegnativo e serio del classico cappellino o della ricercata acconciatura fermata sopra i capelli (maggiormente in voga nel decennio precedente), senza la quale una signora non poteva dirsi vestita per uscire.

La mia mamma, capello biondo platino, di questi foulard ne aveva diversi, e di diversi colori, tinte unite, trasparenti come velette (e così le chiamava anche, ricordo), a volte con qualche motivo interno a rilievo, in tinta, che nulla toglieva alla trasparenza ed alla consistenza semirigida del tulle. Io ne conservo ancora in buono stato almeno quattro ed, in questo caso, ho tirato fuori per l’appunto quello di colore blu scuro, per richiamare la borsa, indossandolo alla maniera più modaiola (magari non mi sta tanto bene…), per rendere al meglio l’idea di quanto ho scritto.

dscn1432

 

 

Bigiotteria. Questo genere di abiti vintage, secondo me va d’accordo con spille e collane a perle graduate, anche a più fili. Io però qui ho apposto solo una semplicissima spillina sul risvolto del giacchino, quasi di foggia maschile, in lega di metallo (acciaio e argento) e smalto blu, a forma di stellina; che nelle foto scompare un po’, come pure avviene per gli orecchini a clipes, vero pezzo forte secondo me, dalla forma ovale, classici nella lavorazione, con al centro un vetro cabochon dai riflessi color celeste, sempre autentici della mia mamma, vintage anni ’50!

img_20161001_173657
“E dato che ci siamo, vorrei aggiungere che quella del colore è solo una questione di gusto.”

[Oscar Wilde, “Il fantasma di Canterville“]

vedi anche “Vintage 1” ,

“Vintage 2”,

Vintage4

Vintage 5

Vintage 6


Così appare

“Eppure era contenta di unirsi a quel vanesio di avventuriero dagli abiti scoloriti. Cose di tutti i giorni pensava, in un sesso che la filosofia gli aveva insegnato a considerare come la parte più pazza di un mondo di pazzi.”

[Rafael Sabatini, “Scaramouche“]

E’ con sempre crescente forza, che avvertiamo un enorme bisogno di certezze, di sicurezza.
Viviamo un periodo storico balordo, in fondo come tanti altri ce ne sono stati, periodo di precarietà interiore, di vuoti, pericolosi vuoti, evo dall’asse mediano fluttuante, per l’assoluta assenza di punti fermi a cui ancorarsi, ago di bussola impazzito, in territori senza poli, entro i quali si impongono scelte faticose e troppo grandi, superiori alla stessa natura umana. Le stesse scelte, che un tempo ci venivano consegnate indiscutibilmente già operate e così quindi risolte, sollevandoci dai dubbi giganteschi che oggi queste ci comportano. Dubbi nuovi, che ci sovrastano e spaventano, con tutto il loro peso e la loro complessità ed al cui impegno risolutivo non siamo preparati, non avendone ancora acquisito un sufficiente retaggio.

Mi domando se valga oggi la pena di capire, cosa in maniera specifica caratterizzi e qualifichi una donna, in senso esteriore, per quella che è; e soprattutto se abbia un senso dare un peso ed una evidenza certa a questa distinzione; o se invece io non stia mettendo l’accento su di una questione superata, sorpassata, per via di un raggiunto traguardo, un qualche traguardo…
Le pubbliche vie e gli ambienti cittadini, di svago e di lavoro, sono sempre più pieni di presenze femminili conciate in modo da non suscitare nessun colpo d’occhio; vestite in modo che non esito a definire incolore, inodore, insapore, pur nelle loro tonalità e sfumature, per lo più di colore scuro, facili da portare e da “mantenere”. La stessa tonalità nera, tanto usata ed abusata ovunque e comunque, non dice più nulla di sé, non rappresenta più quel dato colore, ben determinato e determinante l’uso e la foggia dell’abito, come invece ancora accade per l’abbigliamento maschile, diligente e dignitoso. Vestire da donna con “cose nere” sembra un vestire di un “non colore”, quasi per una “non vita”.
E cosa dire poi, nelle scelte di abbigliamento di tante donne, delle ormai sempre più rare fantasie stampate e della loro progressiva scomparsa dai guardaroba muliebri? Ridicolizzata ogni decorazione o accenno di frivolezza, quasi fossero bandiere di generica inferiorità, i rari motivi stampati sono retrocessi al più allo stadio di righe o quadri, poche geometrie… e neppure queste, lontanamente avvicinabili allo stile vero e proprio delle righe di gusto esclusivamente femminile, rappresentate fra le prime stampe su stoffa, passo avanti nella storia dell’abbigliamento e della moda, da quelli che erano i canoni precedenti.
Fiori, decori, colori… decenni, secoli di conquiste e di progressi, sono gli stessi che ora moltissime donne rifiutano, evitando di scegliere di indossarli. La nuova norma di moda e di stile sembrerebbe l’occultamento della femminilità più autentica, in favore di una donnaggine autosufficiente e della indefinitezza, per la stessa negazione della propria peculiarità. Una negligenza ed una vaghezza esistenziale, che fungono da comodo paravento, per mettersi al riparo dalla propria natura. Ma poi perché?
Tutte le scelte concorrono a completare questo quadro, il cattivo gusto ha preso piede e potere e si è fatto regola, su vari fronti; le evidenze parlano più delle parole: dal taglio dei capelli, spesso anonimo, facile, alle acconciature finali, non impegnative, al make up, pietoso e penalizzante (peggio che farne a meno), per non dire di quanto certe montature di occhiali, presunte di moda, abbruttiscano visi e sguardi, che andrebbero invece esaltati e valorizzati e, quale passo appesantito produca l’indossare come calzature, cosiddette di tendenza, un paio di vere gondole; tutto l’abbigliamento è caratterizzato in generale dall’EVITARE e non dal CONCEDERE.
Con una tale partenza non è pensabile che si ottenga un buon effetto, ci si può solo illudere; illusioni e delusioni, nella implicita pretesa di piacere, per gradevole aspetto… con ai piedi gli scarponi.

“Esistono, sì, anche delle fanciulle colte, ma sono pochissime. L’altro gruppo, assai numeroso, è quello delle ignoranti, che vogliono passare per istruite.”

[Ovidio, “L’arte di amaredonnina con cerchi“]


“Recondita armonia”

“Di qui ebbe origine l’abitudine a celare i miei piaceri, tanto è vero che quando raggiunsi l’età della riflessione, e cominciai a guardarmi attorno per fare un inventario dei miei progressi e della mia posizione nel mondo, mi ritrovai già coinvolto in una radicata doppiezza esistenziale.”

[Robert Louis Stevenson, “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde“]

Penso che in vita, molti di noi umani, integri della nostra cultura e delle tradizioni, sperimentiamo il danno dei falsi pudori, alimentati dai normali e comunissimi e, per lo più ingiustificati, sensi di colpa, di ogni epoca. Gli stessi sensi di colpa sono il manto dietro il quale celiamo spesso i modesti desideri ed i piccoli sogni, curiosi e spontanei, con cui evochiamo la perduta innocenza. Sogni e desideri, seppur legittimi, vengono trattenuti dalle remore di una inspiegabile vergogna.
Crediamo di sapere, come dato fisso, che la nostra – e non l’altrui – spontaneità, ci è nemica ovvero, che non ci conviene, anche e persino nell’espressione della nostra intimità più privata. Quante volte accade che ci sentiamo osservati e mal giudicati, seppur nella solitudine, non sapendo bene neppure da chi…

“Pentimenti sul passato, noja del presente, e timor del futuro; ecco la vita.”

[Ugo Foscolo, “Ultime lettere di Jacopo Ortis“]

Su tutto ciò ho iniziato un tantino a riflettere, quando sono giunta ad un dato punto della vita; più o meno all’approssimarsi di quella scadenza naturale – per chi prima e per chi poi – verso la quale inizia a far capolino una prima avvisaglia di tramonto, in cielo e nell’aria che respiriamo. E’ quell’azzurrino di luce che incrocia abbastanza repentinamente i raggi ormai tutti distesi del sole pomeridiano. Ce ne accorgiamo di solito quando il fenomeno è già avvenuto. All’inizio ci inganna una sorta di intermittenza o almeno così sembra, fin quando realizziamo che, la fase in cui siamo entrati nostro malgrado, non è reversibile e che la sera, durerà per sempre.

“La tua saggezza sia la saggezza dei capelli bianchi, ma il tuo cuore sia il cuore dell’infanzia innocente”

[Schiller]

Ciò non ci tolga però, vita, anzi, è più che mai ora, che possiamo dare il meglio di noi. La nostra parte migliore, la più semplice e la più geniale, ha subito e superato gli umilianti condizionamenti dell’età giovanile ed è giunta al suo probabile riscatto, fintanto che il giorno durerà.
Ed ora so, che era giusto che così andasse anche per me. Voglio dire che, il raggiungere una buona conoscenza di se stessi, così come realmente siamo e non altro, non è cosa realizzabile in età ancor giovane (non propriamente intesa in senso anagrafico); mentre le scelte mature e consapevoli, che da un po’ di tempo mi trovo sempre più a fare, su di me, necessitano il superamento o almeno l’impegno di una qualche prova di analisi di sé, alla luce di una vita già vissuta, necessitano cioè di un passato.
Al traguardo ci attende una boccata di gusto, assaporata e protratta il più a lungo possibile, ora o mai più.

“Poiché era donna si aggrappava ai particolari”

[Tomasi di Lampedusa, “Il Gattopardo“]

Ciò è anche la raggiunta sicurezza, dei miei e dei suoi più reconditi “diritti”, la certezza, educatamente arrogante ed accattivante, fin nel profondo dell’animo, è quella sfrontatezza improvvisa e gentile, che non ho più nessunissima intenzione di trattenere, sempre pronta e disponibile e di cui mi servo, di volta in volta, in maniera sapientemente calcolata, per provocare i gusti di quella PIETRA d’uomo che mi ritrovo e di cui ho scelto di occuparmi, così silente e gentile, fascio di nervi da aggirare oppure vittima di stress cronico, da analizzare e studiare con amore, ridente ed appagante, così piacente, seppur torrione inespugnabile o sorprendente di innata ironia, come è sua natura e come io sempre lo vorrei.
Insomma, è quella mia follia benedetta, che mi fa osare di offrire allo sguardo privato, il mio presentabilissimo personale nature, fisico femminile adulto e arrotondato, ben misurato e delineato nei suoi punti forti, abbigliato ed obbligato in uno stretto e corto davantino da cuoca, di stoffa leggera, dalla fantasia provenzale a piccoli quadri, quasi un grembiulino da asilo infantile, indossato degnamente, seppur fuori misura minima, da quel tocco di “gallina” quale io sono; mentre mi adopero stando di fronte ai fornelli, a preparare una pietanza di quelle che, per dirla secondo l’Artusi, vogliono vedere in faccia il cuoco: sul davanti, mi rende giustizia un appena-appena di stoffa rifinita e legata sui fianchi, abbellita di piccola passamaneria dal motivo ondulato, ritmico e regolare, come i miei ondeggianti movimenti con il mestolo e, sul lato B, un bel niente, oltre il fiocco annodato in vita, più voluminoso quasi dello stesso grembiulino… guardami tu, che quasi provi vergogna per me, coraggio, approfitta… Persino lo stesso aroma del cibo in cottura, salendo su dalla pentola che ribolle sul fuoco, si effonde per la stanza e da lì, per tutta la casa, fino a raggiungere anche l’androne dell’intero condominio e, quasi fosse un cartone animato, ondeggiandogli sotto il naso, evoca il suono di un flauto dalla melodia orientaleggiante e, danzandogli davanti come un’ectoplasmatica ed ipnotica odalisca, lo rapisce e trascina fino a me.
Ed è sempre quella follia benedetta e burlesca, che spinge dentro di me, a mettere in moto la mia fantasia, giocosamente al tuo servizio, uomo tutto serio e tutto ragionevole, quando, nel dirigerti verso la porta della camera, devi girare tutt’intorno al letto, “obbligato ” a guardare me, che, per il gusto di sfidare il tuo imbarazzo, avendo già superato il mio, mi ergo lì sopra inginocchiata, vestita solo della mia pelle rosa, e della seta irregimentata di una delle tue cravatte.

“Rallegrati, frate corpo, e perdonami, che d’ora innanzi eccomi pronto a soddisfare volentieri i tuoi desideri, pronto a venirti in aiuto nelle necessità!”

[Fra Tommaso da Celano, “Vita di San Francesco di Assisi“]donnina con gli otto